Avvocati, dal 10 ottobre scattano gli obblighi sull’IA

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Dal 10 ottobre scattano gli obblighi per i professionisti sull’uso dell’intelligenza artificiale. La legge 132/2025 sull’IA, approvata in via definitiva il 17 settembre in Senato, contiene prescrizioni che saranno vincolanti. Come specificato su “Il Sole 24 Ore” di questa mattina, nella prestazione d’opera intellettuale è ammesso solo un uso strumentale dell’IA, a condizione che si avvisino i clienti, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.

“La legge del 23 settembre 2025 segna un momento storico – ha affermato al Ministero Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano -: per la prima volta il Parlamento ha fissato un quadro chiaro sull’intelligenza artificiale, riconoscendola come risorsa e, insieme, come materia che tocca diritti, libertà e giurisdizione. È un risultato che accogliamo con piena soddisfazione e troviamo ampia corrispondenza nei principi espressi dalla Carta HOROS dell’Ordine di Milano: trasparenza, tracciabilità, autonomia della decisione umana”.

L’articolo 13 della legge afferma infatti il principio della centralità dell’essere umano: l’algoritmo potrà affiancarlo “al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale”. Il secondo comma aggiunge: “Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistema di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo”.

Ecco allora che l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come aiuto e non come sostituto, il grosso del lavoro rimane nelle mani degli avvocati. “Resta centrale l’apporto intellettuale dei professionisti: i sistemi di IA saranno serventi rispetto all’attività degli avvocati e ogni provvedimento giudiziario rimane responsabilità del magistrato. La tecnologia non sostituirà mai la coscienza della giurisdizione, ma ne rafforzerà la qualità. È una scelta di civiltà giuridica, che pone la persona al centro”, ha sottolineato l’avvocato La Lumia.

“Più accresci il sapere, più aumenti il dolore, perché ti rendi conto di quanto sei ignorante. Però, è anche vero che è un impulso connaturato alla nostra dignità, che é quella di ragionare, di pensare, di fare autocritica, alla quale non ci possiamo sottrarre, pena il rischio di perdere proprio la nostra dignità e la nostra libertà”, ha dichiarato sabato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, all’incontro con il cardinale Angelo Bagnasco dal titolo “Occidente diventa ciò che sei (identità, sfide, futuro)”, nell’ambito della tre giorni di incontri – “La Santa Inquietudine” – organizzati dalla rivista Il Timone e dalla Scuola di cultura cattolica di  Bassano del Grappa, nella ex chiesa di San Bonaventura.

“Ed é questo il rischio che oggi si corre – ha proseguito Nordio – attraverso la tecnologia, che é uno strumento straordinario, come l’intelligenza artificiale, che stiamo applicando anche nel diritto, ma che può essere una catastrofe”. “E’ la testa, é la mente, il cervello umano e la sua morale che ci devono ispirare ma allo stesso tempo limitare nell’uso di questa tecnologia, altrimenti si rischia di perdere la dignità di essere uomini”, ha concluso il Guardasigilli.

“Non sarà la tecnologia a scrivere il futuro della giustizia, ma la responsabilità di chi la amministra e la difende ogni giorno”, conclude La Lumia.

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