Avvocati, Sisto: “La difesa è nel dna della democrazia”

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

“L’avvocato è un mestiere nobile, in cui il contatto con la difficoltà dell’umano è insuperabile. Noi siamo scelti: qualcuno ci dice ‘metto la mia vita nelle tue mani’. Rappresentiamo la gente”. A dirlo è il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, intervenuto all’Agorà dei Presidenti degli Ordini e delle Unioni, promossa dal Consiglio nazionale forense a Roma Eventi – Piazza di Spagna.

La stessa Costituzione, nel garantire a tutti il diritto di difesa (art. 24), nobilita la professione legale. “Questo fatto che la difesa è nel dna della democrazia è un dato che ci dà forza, dignità e presenza, che abbiamo cercato di affermare”, evidenzia Sisto.

L’impegno è massimo sul portare a casa la nuova legge professionale forense – “siamo a un metro dal risultato”, dice Sisto. I due grandi meriti della riforma sono l’approccio moderno al mestiere e una disciplina uniforme. Passi avanti nel rafforzamento del diritto di difesa, e quindi del ruolo dell’avvocato, sono stati fatti anche da un punto di vista processuale. Dal divieto di intercettazione tra difeso e difensore, al divieto di pubblicare intercettazioni telefoniche che non siano incluse in un provvedimento giurisdizionale. “La garanzia dell’immagine del nostro assistito è la nostra garanzia – spiega Sisto -; se siamo di fronte a una lotta mediatica, questo complica la vita di chi invece deve soltanto difendere il proprio cliente, garantendo il rispetto di quelle regole”.

Ordinamento forense: via libera della Camera alla riforma

Sisto mette in guardia dall’utilizzo dell’IA, che rischia di azzerare le differenze tra i vari professionisti. Una vera e propria “delega nei confronti di un altro soggetto” solo apparentemente asettico: “l’algoritmo è scritto da umani, il database è formato da umani. Chi pensa che sia un Moloch della terzietà sbaglia completamente”. Importante, da questo punto di vista, è “avere criteri trasparenti: “quando si utilizza l’IA – vale per noi e per i magistrati – bisogna dichiararlo”.