Banche dati DNA: a Roma confronto fra eccellenze europee
11 Giugno 2026
“La sicurezza non conosce confini e richiede sempre più cooperazione, interoperabilità e capacità di costruire reti di collaborazione tra amministrazioni e sistemi nazionali. Per le nuove sfide di sicurezza e di legalità, il Laboratorio centrale per la Banca dati nazionale del DNA del Corpo di polizia penitenziaria rappresenta una delle espressioni più significative di questa evoluzione e una indiscutibile eccellenza nazionale”. Così il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, intervenendo oggi al convegno internazionale “Comparative Anatomy of European Biobanks and Laboratories that Feed National DNA Databases with Reference Profiles”, ospitato dalla Scuola Superiore dell’Esecuzione Penale “Piersanti Mattarella” di Roma.
L’iniziativa, promossa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nell’ambito del Progetto 25.1.DA.ISF e finanziata dal Programma Nazionale Fondo Sicurezza Interna (ISF) 2021-2027, ha riunito rappresentanti istituzionali, ricercatori ed esperti di genetica forense provenienti da Francia, Spagna, Austria, Svizzera, Romania, Norvegia e Stati Uniti, con l’obiettivo di confrontare modelli organizzativi, procedure operative e prospettive di sviluppo delle biobanche e dei laboratori che alimentano le banche dati nazionali del DNA. Al centro dei lavori il ruolo strategico delle banche dati genetiche nel contrasto alla criminalità, nell’identificazione degli autori di reato e nel rafforzamento della cooperazione internazionale. Le delegazioni straniere hanno illustrato le rispettive esperienze nazionali in materia di raccolta, conservazione e analisi dei campioni biologici, affrontando temi come la qualità dei processi laboratoristici, la protezione dei dati personali, l’interoperabilità dei sistemi, l’impiego delle nuove tecnologie e il contributo delle banche dati genetiche alle indagini transnazionali.
Nel corso della giornata è stato inoltre evidenziato il ruolo crescente del Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA, struttura di eccellenza della Polizia penitenziaria che rappresenta oggi un punto di riferimento nel sistema investigativo italiano e nella cooperazione europea.

Nella sessione introduttiva dei lavori il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele ha sottolineato come “l’impiego del DNA a fini identificativi abbia rivoluzionato il modo di concepire l’investigazione criminale”, evidenziando inoltre che “ogni match genetico rappresenta molto più di una semplice coincidenza scientifica: rappresenta un passo avanti nella ricerca della verità e nella tutela della sicurezza dei cittadini”.
Di “risultati strepitosi” e dei numeri raggiunti dal Laboratorio Centrale ha parlato il direttore generale dei Detenuti e del Trattamento del DAP Ernesto Napolillo, che ha ricordato la crescita record delle attività di acquisizione e processamento dei campioni biologici. In sintonia anche il direttore generale del Corpo di Polizia Penitenziaria Augusto Zaccariello, che ha evidenziato come “il Laboratorio non costituisce soltanto una struttura tecnica di eccellenza, ma un presidio strategico posto al servizio della giustizia e della sicurezza collettiva”.
La direttrice del Laboratorio, primo dirigente Daniela Caputo, è ricorsa a una metafora per ricordare l’importanza del lavoro sinergico che viene gestito da strutture che appartengono ad amministrazioni diverse, rispettivamente ai ministeri dell’Interno e della Giustizia: “Se la Banca dati nazionale del DNA è il cervello del sistema, il Laboratorio Centrale ne è il cuore”, sottolineando il valore del lavoro scientifico che rende possibile ogni identificazione genetica.
La dirigente dell’Ufficio I della Direzione generale per il Coordinamento delle politiche di coesione Roberta Bardi ha infine rimarcato che “strumenti innovativi per l’analisi dei campioni biologici sono fondamentali per accrescere i livelli di sicurezza nel nostro Paese e nei Paesi europei”, richiamando l’importanza dei finanziamenti europei per il potenziamento delle infrastrutture e delle capacità operative.