Bene confiscato assegnato all’Ufficio dell’esecuzione penale: è la prima volta

Beni confiscati boss Rocco Musolino 'ndrangheta
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Per la prima volta un bene confiscato alla mafia è stato consegnato a un Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE), del Ministero della Giustizia. E’ avvenuto il primo aprile quando all’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Reggio Calabria-DGMC del Ministero sono state destinate tre delle cinque unità immobiliari provenienti dai beni confiscati a Rocco Musolino. Il potente boss della ‘ndrangheta, scomparso nel giugno del 2015, era titolare di un patrimonio stimato attorno a 150 milioni di euro. La sentenza della Cassazione il 30 marzo 2018 ha reso definitivo il procedimento a suo carico e ora una sua ex proprietà diventa sede dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Reggio Calabria.

Il passaggio, a cui ha partecipato anche l’Agenzia del demanio, è avvenuto presso il locale ufficio dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

La consegna alla collettività di un bene confiscato alla mafia rappresenta lo sforzo che lo Stato compie nel restituire alla società beni che la criminalità organizzata aveva realizzato attraverso attività illecite. Destinare un bene di questo tipo a strutture che hanno il compito di occuparsi del recupero dei detenuti e del loro reinserimento nella società rappresenta un collegamento con il principio contenuto nel comma 3 dell’articolo 27 della Costituzione nel passaggio che recita: “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.