‘Un ponte di storie’ per raccontare emozioni dentro e fuori il carcere

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Fiabe, poesie, storie di vita raccontate da persone di differente provenienza, ceto, cultura, nazionalità, età compongono Un ponte di storie. Antologia di narrazioni dentro e fuori dal carcere.

La raccolta, risultato di un progetto che ha visto coinvolti gli studenti del corso serale dell’Istituto Tecnico Commerciale Statale ‘Gaetano Salvemini’ di Casalecchio di Reno in collaborazione con il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti e il carcere di Bologna è stata realizzata sull’idea di creare un parallelismo tra persone libere e persone in carcere.

Nell’introduzione Roberto Lolli, presidente Associazione Volontari del Carcere (A.Vo.C), scrive che ciò che dell’iniziativa l’ha entusiasmato maggiormente è stato il “raccogliere le storie della nostra infanzia, che poi si sarebbero in alcuni casi trasformate in letture di storie di vita, con la stessa proposta a gruppi di lavoro nella società ‘libera’ e nella società ‘ristretta’ gruppi disomogenei in tutto e per tutto”- Sono stati i volontari dell’A.Vo.C. a tenere in carcere il laboratorio di scrittura “Ponte di storie”, coordinato dalla giornalista Maria Caterina Bombarda.

Tigre protagonista di un racconto tratto dal volume "Un ponte di storie"
Disegno tratto dal volume “Un ponte di storie”

Tra paesaggi d’infanzia idealizzati e  fiabe antiche, si affaccia spesso anche la realtà. Come nella “Storia per la vita” raccontata a voce da Dunia che non sa leggere e scrivere in nessuna lingua, nei “Lupi Cattivi” sulla separazione da genitori emigrati in Svizzera e come in  “Ho imparato troppo, non ho imparato niente” ricordo di uno scherzo infantile dalle conseguenze crudeli.

“Quando proponevamo le favole – scrive Maria Luisa Pozzi, una delle volontarie che hanno seguito il laboratorio alla Dozza – accadeva che i detenuti stessi si costruivano degli archetipi, cioè il proprio mito attraverso cui raccontarsi e narrare la loro storia di vita. C’era chi si raccontava come ‘il giovane’ o ‘il monello’, qualcun altro come ‘il saggio’ e ‘il pacificatore’, chi come ‘il giramondo’, ‘il manager’ o ‘il mentore’, chi altro come ‘il filosofo’ o ‘il mistico’… Non gli servivano perciò le fiabe, quanto invece ricostruire se stessi, riconfermare il proprio Io da portare in giro per il mondo”.

Il volume “Un ponte di storie” può essere scaricato dal sito dell’ITCS Gaetano Salvemini.