Bonafede al Consiglio Nazionale Forense: questi i temi a cui stiamo lavorando
2 Ottobre 2019Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha partecipato questa mattina a un evento organizzato dal Consiglio nazionale forense (Cnf) nella Sala Giovanni Paolo II dell’Università Santa Croce a Roma. Dopo il saluto di Andrea Mascherin, presidente del Cnf nonché organizzatore dell’Incontro con i Consigli dell’ordine degli avvocati e con le Unioni regionali forensi, ha preso la parola il Guardasigilli che ha trattato vari temi a cui il Ministero sta lavorando: dall’equo compenso al patrocinio a spese dello Stato, la riforma del processo civile e di quello penale.
Bonafede ha poi fatto riferimento alla Squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori, alle specializzazioni e all’accesso alle professioni.

Sul tema della riforma, Bonafede ha dichiarato: “Divideremo il progetto originario in due, uno dei ddl riguarderà il processo civile, mentre l’altro il processo penale e il Csm” “Per rendere
più spedito l’iter – ha aggiunto il ministro – i due progetti interesseranno entrambi i rami del Parlamento”. Il ministro non è entrato nei dettagli della riforma del processo penale “perché è in corso il confronto con tutte le forze politiche”. Ma, ribadendo che la priorità è ridurre la durata dei processi, tagliando i “tempi morti”, ha spiegato: “Stiamo intervenendo chirurgicamente su ciò che è acclarato che non va”. E ha parlato di una “svolta culturale” perché per la prima volta “la magistratura viene fortemente responsabilizzata sulla durata dei processi”.
Un passaggio dell’intervento del Guardasigilli è stato poi dedicato al tema dell’inserimento della figura dell’avvocato nella Costituzione.
Dopo aver sottolineato “l’enorme sforzo che si sta facendo in termini di assunzioni: il piano che si sta portando avanti comporta l’ingresso nel settore della giustizia di circa 9mila unità appartenenti a vari profili professionali”, Bonafede ha ribadito la solidarietà del Ministero a Nasrin Sotoudeh, l’avvocatessa iraniano impegnata nella difesa dei diritti umani, condannata nel suo Paese a 33 anni di carcere”. Quando il ministro ha pronunciato il nome di Nasrin dalla platea si è alzato un lungo e convinto applauso.