“Vicini al giovane precipitato al tribunale di Milano, non accadrà più”

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“Non può accadere in un Tribunale e in uno Stato come il nostro che una persona si faccia male perché semplicemente si appoggia a un parapetto. E’ un fatto inaccettabile”. Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha commentato quanto accaduto venerdì scorso, quando il 31enne praticante avvocato, Antonio Montinaro, è precipitato dalle scale del Tribunale di Milano, da una balaustra del quarto piano.

Avviandosi verso il Policlinico di Milano per far visita al giovane professionista, in prognosi riservata ma non in pericolo di vita, il Guardasigilli ha voluto manifestare sostegno alla magistratura milanese e alla famiglia del ragazzo: “La vicinanza mia personale e del Ministero non è soltanto istituzionale ma anche umana, per gli uffici del tribunale e per l’avvocato. Esprimere la vicinanza dello Stato a lui e ai suoi familiari è, in questo momento così difficile, il minimo che si possa fare”.

Il ministro Bonafede, incontrando i vertici della magistratura del capoluogo lombardo per discutere sui problemi strutturali del Palagiustizia milanese e come affrontarli, ha assicurato un’attenzione particolare: “Ho preso in carico tutte le istanze e i dossier e al Ministero valuteremo le soluzioni per intervenire in via immediata ma strutturale”. Al centro del confronto, a cui hanno preso parte il presidente del Tribunale Roberto Bichi, la presidente della Corte d’Appello Marina Tavassi e il procuratore Francesco Greco, la questione della messa in sicurezza della struttura milanese, la cui costruzione risale agli anni 30-40, resasi ancor più urgente dopo l’incidente di venerdì.

“Oggi sono qui per manifestare la vicinanza dello Stato – ha aggiunto il Guardasigilli – a coloro che lavorano qui in condizioni in cui non dovrebbero lavorare; condizioni che mettono in pericolo l’incolumità delle persone che entrano negli uffici giudiziari.

Dopo aver visitato le aree considerate critiche del palazzo di Corso di Porta Vittoria, a cominciare proprio dal punto in cui è precipitato l’avvocato, il ministro della Giustizia ha concluso: “Valuteremo tutto: bisogna capire cosa si doveva e si poteva fare, perché deve finire l’epoca in cui ci si accorge che le cose non vanno quando c’è un infortunio. Oggi sono qui per dare il senso della presenza dello Stato a chi lavora in questo tribunale”.