Bonafede all’Anm: “Ricostruire insieme
fiducia dei cittadini”

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“Tirare fuori la giustizia dal pantano della ultraventennale polemica politica per darle nuovo respiro e renderla sempre più un servizio a misura di cittadino”. Questo il senso dell’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede al convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Magistrati in occasione del centodecimo anniversario dalla sua nascita.

Bonafede ha rivolto all’associazione dei magistrati un invito al dialogo e alla collaborazione per “far fronte in modo condiviso all’allarmante senso di sfiducia dei cittadini nella giustizia italiana e nella capacità dello Stato di tutelare i diritti dei consociati”. Il confronto con la magistratura e con tutti gli operatori del settore per Bonafede dovrà essere “ancora più assiduo nel corso dei prossimi mesi, in occasione della complessiva revisione del sistema processuale, civile e penale, che ha l’obiettivo di semplificare la giustizia italiana rendendola, non soltanto più efficiente, ma anche più comprensibile, accessibile e credibile agli occhi dei cittadini”.

Nel suo discorso nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Roma Sapienza, il Guardasigilli, ricordando i giudici caduti nella lotta alla mafia, al terrorismo e al crimine, ha richiamato il valore del contributo che la magistratura ha assicurato all’affermazione e alla difesa dei principi di legalità, verità e giustizia nel nostro Paese.

Il Guardasigilli ha sottolineato l’importanza delle riforme approvate nella prima fase del suo mandato: la riforma della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza e le recentissima legge in tema di anticorruzione. La prima utile per sostenere le imprese in difficoltà assicurandogli nuove opportunità di ripresa, la seconda fondamentale per combattere la piaga della corruzione e rafforzare il merito e la trasparenza.

Il ministro Bonafede ha, inoltre, posto l’accento sul consistente incremento di risorse previsto dalla recente legge di bilancio con l’obiettivo di sanare le carenze strutturali della macchina giustizia e intervenire sul problema dell’eccessiva durata dei processi: “E’stato predisposto un piano straordinari con l’assunzione di 360 magistrati vincitori di concorso, l’incremento della pianta organica con ulteriore 600 magistrati e il reclutamento di 3.000 unità di personale amministrativo”.

In precedenza avevano preso la parola Francesco Minisci, presidente dell’Anm, e David Ermini, vicepresidente del Csm.

Ringraziando il presidente della Repubblica per la sua difesa dell’indipendenza e autonomia dei giudici, Francesco Minisci,ha rivolto una richiesta di sostegno al Governo e al Parlamento affinché assicurino alla magistratura il necessario sostegno: “”Non lasciateci soli a combattere le mafie, la corruzione e il malcostume della pubblica amministrazione, a fronteggiare la crisi economica che spesso si scarica sui Palazzi di Giustizia, a dare risposte ai cittadini su temi e materie sempre più attuali ma scarsamente regolamentati dotino la magistratura di quelle risorse normative, strutturali ed economiche necessarie per combattere mafie, terrorismo, corruzione e illegalità”. Minisci ha rivendicato la fedeltà ai principi e ai valori istituzionali da parte della magistratura: “Non ambiamo ad assolvere un ruolo di supplenza rispetto agli altri attori del panorama costituzionale. Svolgiamo il nostro ruolo senza condizionamenti di tipo politico o ideologico ma in modo tecnicamente rigoroso e nel pieno rispetto del principio di imparzialità. Ribadendo la richiesta di rispetto delle prerogative costituzionali proprie dei giudici, Minisci ha aggiunto: ”Nessuno è al di sopra della legge, neppure gli esponenti politici”.

Per il vice presidente del CSM, David Ermini, “l’azione della magistratura non può e non deve subire ingerenze, condizionamenti o pressioni improprie, giungano essi dai processi mediatici o dalle aspettative dell’opinione pubblica o ancora dalla strumentalizzazione di una supposta volontà popolare. La magistratura non risponde che alla legge e se è vero che le sentenze sono pronunciate nel nome del popolo, è anche vero che l’ordine giudiziario opera come espressione del popolo in un’accezione interamente costruita entro l’ordine costituzionale”. Prendendo spunto dai recenti casi di giudici accusati di corruzione, Ermini ha ricordato come i magistrati siano molto severi verso i loro colleghi che sbagliano e va sfatata l’idea di una giustizia ‘domestica’ debole e auto-indulgente”.