“Gli esempi di Amato, Costa, Galli, Giacumbi, Livatino e Minervini”

Bonafede Quirinale
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“Quelli dei giudici Mario Amato, Gaetano Costa, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Rosario Livatino e Girolamo Minervini sono nomi da pronunciare con orgoglio, simboli civili della nostra Italia che hanno pagato con l’estremo sacrificio la loro incondizionata dedizione alla giustizia e, più in generale, ai valori democratici della nostra Costituzione”. Così il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nel corso del suo intervento durante la cerimonia di commemorazione dei sei magistrati uccisi nel corso della loro azione a tutela della legalità.

Secondo il Guardasigilli, il loro sacrificio deve costituire un monito “in un tempo in cui il Paese deve trovare la sua forza nella compattezza istituzionale e nella capacità di sentirsi, proprio attraverso le istituzioni, una vera comunità”. Per Bonafede, Amato, Costa, Galli, Giacumbi, Livatino e Minervini “rappresentavano la migliore espressione dello Stato, servitori che svolgevano il proprio lavoro lontano dai riflettori, nel segno della sobrietà, dell’abnegazione e del costante obiettivo di ripristinare la legalità”.

Quirinale, 18 giugno 2020
I sei magistrati uccisi: Nicola Giacumbo, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato, Gaetano Costa e Rosario Livatino 

Un esempio da seguire, specie in un momento difficile per la magistratura, con l’unico obiettivo di tutelare gli interessi della comunità: “Ogni cittadino – spiega il ministro – quando entra in un’aula di giustizia per difendere i propri diritti, deve avere la certezza di trovarsi al cospetto di un magistrato autorevole perché preparato, imparziale e consapevole del suo ruolo: un ruolo che incide sulla libertà, sui beni e sui diritti delle persone”.

“Ogni intervento riformatore che stiamo per portare avanti – conclude Bonafede – dalla riduzione dei tempi del processo alla revisione dell’ordinamento giudiziario, deve mirare a consegnare una giustizia, non soltanto più efficiente e celere, ma anche e soprattutto più credibile attraverso il recupero della fiducia nella magistratura”.

Quirinale, 18 giugno 2020 Mattarella e Bonafede

A chiudere la cerimonia l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui Amato, Costa, Galli, Giacumbi, Livatino e Minervini “hanno perso la vita a causa del loro impegno nel contrasto alla violenza terroristica e mafiosa, consapevoli dei rischi a cui erano esposti. Li hanno coraggiosamente affrontati per rispetto della dignità propria e per quella del loro compito di magistrati, con coerenza e autentico rigore”.

Alla commemorazione dei sei magistrati hanno preso parte anche il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, David Ermini, e il presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Giorgio Lattanzi.