Bonafede: “Amato sia modello di riferimento per i magistrati”

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Nel quarantesimo anniversario dell’assassinio di Mario Amato, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha reso omaggio al giudice ucciso il 23 giugno 1980 da membri dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar).

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la cerimonia in memoria del giudice Mario Amato ucciso nel 1980

Nel corso della cerimonia svoltasi in via Jonio – nel luogo in cui 40 anni fa il magistrato venne freddato mentre aspettava l’autobus – il Guardasigilli ha ricordato le doti morali e professionali dell’allora sostituto procuratore della Repubblica di Roma: “Amato fu tra i primi in grado di comprendere la portata e il significato profondo di un fenomeno criminale articolato come quello dell’estremismo nero, di coglierne relazioni occulte, collegamenti e strategie complessive. Ha pagato con la vita il suo acume, l’abnegazione e lo spirito di servizio dimostrati nello svolgimento della sua funzione”.

La stele che ricorda Mario Amato, ucciso il 23 giugno del 1980 dal gruppo terroristico Nar
La stele in via Jonio che ricorda l’uccisione di Mario Amato

Con il delitto Amato – ha proseguito Bonafede – “si colpiva un simbolo dello Stato, la migliore espressione dello Stato. Si colpiva anche l’uomo, lasciato solo nella sua battaglia di civiltà da uno Stato che non ha saputo proteggerlo. E si colpiva un magistrato serio e morigerato, indifferente al clamore e a protagonismi di sorta”.

Concludendo il suo intervento il ministro della Giustizia ha voluto indicare in Mario Amato un modello cui ispirarsi nel servizio alle istituzioni: “Nonostante l’isolamento in cui operava, Amato non venne mai meno ai suoi doveri istituzionali, non arretrando di un passo nel perseguire il suo obiettivo di verità. Le sue doti morali, il contegno deontologicamente irreprensibile sul lavoro e nella vita e la sua determinazione nello svolgimento della funzione in un clima di forti tensioni sociali, lo consegnano alla storia come un modello di riferimento, quello a cui ogni magistrato dovrebbe ispirarsi”.

 

Foto di Doriano Ciardo