“Ripartenza della giustizia: è finito il tempo delle riforme a costo zero”
23 Settembre 2020
In un’intervista dal titotlo “Urgenti gli Stati generali sui valori e non sulle etichette” pubblicata oggi dal quotidiano La Stampa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha risposto alle domande di Francesco Grignetti.
Molti i temi toccati nel colloquio. Riportiamo alcuni dei passaggi più significativi.
Sul tema delle ripercussioni nel settore Giustizia degli effetti del lockdown, rispondendo alla domanda se occorrano provvedimenti straordinari, nel senso di ulteriore personale o nuove norme, il Guardasigilli ha risposto: «Ho avviato un piano di assunzioni di personale amministrativo senza precedenti: 12mila unità, circa duemila già operative. In aggiunta, ci saranno 600 magistrati in più. È finito il tempo delle riforme a costo zero».
Successivamente Bonafede ha elencato gli obiettivi del ministero raggiungibili grazie alle risorse del Recovery Fund. «Task force per lo smaltimento dell’arretrato, digitalizzazione, edilizia giudiziaria e penitenziaria: queste saranno le direttrici lungo le quali ci muoveremo. Secondo Bankitalia un efficiente sistema giudiziario, stimolando gli imprenditori a investire, può far recuperare oltre 20 miliardi. Altri studi si spingono fino al doppio».
Sull’argomento ‘scarcerazioni’ Grignetti ha rivolto questa domanda: Con il trasferimento in carcere di Pasquale Zagaria, si chiude l’estate nera del Dap? Il problema delle scarcerazioni per i detenuti mafiosi, sottovalutato dalla precedente direzione del Dap, è alle spalle?. Il ministro della Giustizia ha così riposto: «Su questo punto si è fatta molta confusione: la concessione della detenzione domiciliare per motivi di salute è stata decisa dai Tribunali di sorveglianza in piena autonomia, non dal Dap. La politica si occupa di fare le leggi e rivendico l’importanza dei due decreti antimafia approvati dal governo, che hanno permesso ai magistrati di rivalutare le loro decisioni alla luce delle evoluzioni del quadro sanitario e col parere obbligatorio delle Procure antimafia. Quanto a Zagaria, ho appena firmato il ripristino del 41 bis».
Nell’ultima domanda, che riguardava il problema dei casi di Covid nelle carceri italiane, Bonafede ha dichiarato: «In tutto ci sono stati circa 300 casi tra agenti della penitenziaria e 250 tra i detenuti. Di recente perfino la Cassazione ha dato atto al governo di aver messo in campo tutte le iniziative possibili per fronteggiare la pandemia nei penitenziari».
Ringraziamo il quotidiano La Stampa per l’autorizzazione a pubblicare l’intervista integrale che potete leggere nell’allegato.