Calvosa, in ricordo di un magistrato “normale”
8 Novembre 2025
Quel 8 novembre 1978, il magistrato Fedele Calvosa prende posto sul sedile posteriore della macchina di servizio. Alle 8,30, poco prima d’imboccare la strada principale, l’auto rallenta davanti a un segnale di precedenza. Questo permette ai killer di passare all’azione e aprire il fuoco verso l’abitacolo della vettura. Sotto le raffiche delle armi moriranno Fedele Calvosa, l’agente penitenziario Giuseppe Pagliei e l’autista Luciano Rossi. L’agguato terroristico avviene a Patrica (FR), è rivendicato e poi effettivamente addebitato dagli inquirenti alla banda terroristica “Formazioni Comuniste Combattenti”.
Fedele Calvosa nasce a Castrovillari (CS) il 3 ottobre 1919. Laureatosi a Napoli, vince il concorso in magistratura e inizia ad esercitare nel Tribunale di Castrovillari (CS). In seguito è assegnato nelle sedi di Catanzaro, a Ceccano (FR) e a Roma. Nel 1972 è nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone. “Qui ha costruito il suo mondo – come riportato nel ricordo del magistrato dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) “In ricordo di Fedele Calvosa” – Una villetta immersa nel verde della campagna laziale a qualche chilometro da Patrica, un piccolo paese arrampicato su una collina. Un calabrese diventato ciociaro. Sposato, con due figli studenti universitari. Sulla sua scrivania fascicoli tipici delle procure periferiche. Qualche rapina, l’omicidio occasionale, lottizzazioni abusive. L’unica istruttoria politica seguita da Calvosa riguarda un mandato di comparizione per 19 operai di una fabbrica tessile della zona accusati di “violenza privata” per un’azione di picchettaggio. Dal documento di rivendicazione, firmato dalle Formazioni Comuniste combattenti, si apprende che questa è la “motivazione della sua condanna a morte”.

Dall’Archivio della Biblioteca dell’Università di Bologna -Archivio Rodrigo Pais
Il giorno dopo l’omicidio, con un accorato discorso – riportato nella biografia presente nel volume “Nel loro segno del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)” – interviene al CSM il Capo dello Stato Sandro Pertini “per manifestare il profondo dolore […] in quest’ora di lutto per la Magistratura italiana, lo sdegno per l’abiezione nella quale alcune frange di criminali continuano a spingere il Paese con implacabile e fanatica viltà, la ferma determinazione dello Stato repubblicano, in tutte le sue espressioni, di non cedere a questo attacco spietato che ha come fine ultimo l’annientamento della Repubblica democratica nata dalla Resistenza e la distruzione delle nostre libertà e del nostro ordinamento civile”.
Nel ricordo del figlio Francesco, Calvosa è “uomo onesto, un grandissimo lavoratore, una figura autoritaria senza volerlo essere: incuteva timore per la sua alta levatura morale, non perché in qualche modo abusasse o ostentasse il potere che il suo ruolo di Procuratore capo gli riconosceva. Al contrario era una persona estremamente disponibile, e, sopra ogni cosa, onesta. Spesso, durante le ore in cui era chiuso nel suo studio con i fascicoli, gli capitava di ricevere persone che gli chiedevano dei consigli, spesso anche di estrazione molto umile. Una volta vennero alcune vecchiette: lui le ricevette, le ascoltò, ma poi le mandò via con decisione: avevano osato portargli un regalo di poco conto. Lui non solo non lo prese, ma si ritenne offeso dall’offerta.
Era una persona molto equilibrata e me lo diceva sempre: “La dote che serve di più nel mio lavoro è l’equilibrio”. I terroristi lo scelsero forse perché era un obiettivo facile, non certo perché si occupava di processi particolarmente importanti. A Frosinone, un grande paesone, non accadevano cose che potessero essere di interesse rilevante per i terroristi. Dissero che papà aveva voluto colpire degli operai, accusandoli per un’azione di picchettaggio, ma sono convinto che si trattasse solo di un pretesto. Dovevano colpire un magistrato, e mio padre svolgeva il suo lavoro con impegno e dedizione”.
In memoria delle vittime dell’attentato, la città di Frosinone il 26 Novembre 2004 pone, alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, una targa commemorativa tutt’oggi affissa alla parete del nuovo Palazzo di Giustizia.
Un’anno dopo il magistrato viene insignito della medaglia d’oro al merito civile “alla memoria” con la seguente motivazione: «Procuratore della Repubblica cadeva vittima di un vile e proditorio attentato terroristico, sacrificando la vita al servizio dello Stato e delle Istituzioni».
L’8 novembre 2018, in occasione del 40° anniversario dell’assassinio del Procuratore Capo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dichiara: «Magistrato rigoroso e riservato, il procuratore Calvosa interpretava l’incarico direttivo rivestito con autentico spirito di servizio, fondando la sua autorevolezza sulla indiscussa levatura morale. In quegli anni così difficili per il Paese, l’omicidio di Fedele Calvosa si inseriva nel disegno criminoso volto a sferrare un attacco mortale a uomini considerati pericolosi perché fedeli ai valori della Costituzione. A distanza di quarant’anni dal barbaro assassinio, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime, che in questi lunghi anni ne hanno costantemente ricordato l’esempio, così mantenendo vivo ed attuale il senso del loro sacrificio».