‘Cambio Rotta’, coinvolti nel progetto 3mila minori del circuito penale
16 Aprile 2026
Si è svolto ieri presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il convegno conclusivo del progetto “Cambio Rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile”, che ha visto la partecipazione di oltre 300 tra rappresentanti istituzionali, operatori, enti del terzo settore e studiosi. L’iniziativa ha coinvolto più di 3.000 ragazzi inseriti nel circuito penale minorile, attraverso percorsi educativi, formativi e di inclusione sociale.
Ad aprire i lavori è stato il messaggio del viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, che ha indicato la direzione: “mettere al centro la persona, non il reato. Cambio Rotta – ha sottolineato – dimostra che percorsi individualizzati, capaci di integrare educazione e inclusione, possono offrire ai ragazzi nuove prospettive di vita”.
Il direttore generale dell’impresa sociale Con i Bambini, Marco Imperiale, ha rilanciato la domanda che ha attraversato l’intero progetto: “è stato un modello efficace?”, e la risposta emersa dal confronto è netta: “sì, a condizione che si rafforzi una governance realmente condivisa tra pubblico e privato, fondata su corresponsabilità, fiducia e comunicazione stabile”.

Dalla voce degli operatori è arrivata un’indicazione altrettanto chiara: “servono reti territoriali più forti e interventi continuativi. Superare la frammentazione, investire nella co-progettazione e garantire stabilità ai percorsi sono le condizioni per incidere davvero sulla povertà educativa e sulla prevenzione della recidiva”.
Il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, ha riconosciuto nel progetto un esempio concreto di sussidiarietà, ma ha anche richiamato i rischi emergenti “accanto alle mafie tradizionali, crescono le dinamiche di reclutamento minorile legate a reti terroristiche e processi di radicalizzazione online. Da qui l’esigenza di rafforzare l’alleanza tra istituzioni e società civile, fino a costruire” – nelle sue parole – un vero e proprio “esercito di sentinelle”.
Particolarmente intensa la riflessione del professor Adolfo Ceretti, che ha offerto una lettura profonda delle trasformazioni adolescenziali. “Se i ragazzi dei primi anni duemila potevano essere definiti ‘narcisisti’, quelli di oggi” – ha osservato il criminologo – “appaiono spesso ‘vuoti’, fragili, attraversati da rabbia e smarrimento”. Richiamando il concetto di “frantumaglia”, Ceretti ha descritto adolescenti che faticano a sviluppare una funzione riflessiva, incapaci di mentalizzare il proprio corpo e di costruire relazioni autentiche.
“In questo scenario, ‘Cambio Rotta’ assume un valore ancora più significativo – ha proseguito l’esperto: non solo progetto educativo, ma spazio di ‘ricerca-azione’ in cui i ragazzi hanno potuto sperimentare percorsi di ricostruzione personale” per “avviare un processo di riappropriazione di sé, passando da un corpo ‘subìto’ a un corpo ‘pensato’, abitato consapevolmente”.
Tutto ciò è stato possibile anche attraverso l’ausilio della musica, del teatro, della scrittura, dell’arte, della natura e di variegate attività esperienziali.
A confermare l’efficacia dell’intervento sono stati anche gli esiti della valutazione d’impatto, che evidenziano miglioramenti nelle competenze sociali e relazionali, una riduzione dei fattori di rischio e una maggiore capacità dei territori di attivare risposte integrate.

In chiusura, il presidente di Con i Bambini, Marco Rossi Doria, ha richiamato il valore strategico dell’alleanza educativa costruita dal progetto: ‘Cambio Rotta’ – ha evidenziato – “dimostra che solo comunità educanti solide, capaci di mettere in relazione istituzioni, scuola e terzo settore, possono offrire opportunità reali ai ragazzi più fragili. La sfida, ora, è dare continuità a queste esperienze e renderle strutturali”.
Il capo del dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, ha definito il programma “uno degli investimenti più rilevanti degli ultimi anni, non solo per l’ampiezza – 3.000 ragazzi coinvolti – ma per la qualità dei risultati”. Il Presidente da ricordato i numeri attuali del sistema: “565 minori negli istituti penali per i minorenni e circa 20.000 giovani seguiti nell’area penale esterna, di cui 1.350 in comunità”.
Per Sangermano, è proprio nell’area penale esterna che “si gioca la partita decisiva. Esperienze come ‘Cambio Rotta’ dimostrano quanto il lavoro fuori dal carcere sia determinante”, e ha ribadito che “sicurezza e inclusione viaggiano insieme: rafforzare i legami sociali, investire in cultura e competenze diffuse significa costruire comunità più consapevoli, capaci di prevenire e affrontare la devianza in modo condiviso”.
Tra i tanti interventi vi sono stati inoltre quello del professor Gabriele Tomei di Voislab e della dottoressa Valeria Lucatello, già giudice onorario del tribunale per i Minorenni di Roma.