Carcere, effetto rugby: “nello sport e nella vita non si può fare a meno dell’altro”

drola dozza rugby
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“L’incontro con il rugby è stato un grande aiuto per mettere un po’ d’ordine nell’esistenza”, dichiara Armando, che arrivato in Italia dall’Albania “ha percorso strade sbagliate”. “Qui la mia esistenza è ripartita, ho ripreso gli studi” dice invece Mohammed che dal carcere di Cosenza è approdato a Torino. Nella loro vita è entrato il rugby.

Giorgio Paolucci sull’Avvenire racconta e fa raccontare come il rugby negli istituti penitenziari possa essere “un momento importante di ripartenza umana”, spiega Francesco Dell’Aera, team manager di Giallo Dozza, la squadra del carcere di Bologna.

Se la palla ovale entra in carcere grazie a una esperienza vissuta da Walter Rista, nazionale ma soprattutto appassionato, Pietro Buffa é colui che ha aperto le porte del penitenziario di Torino, dove nasce nel 2020 la Drola, “prima compagine in Italia formata interamente da detenuti”.

Oggi sono 19 gli istituti penali, esistono corsi per diventare allenatori o arbitri. Armando ora è un arbitro, dispensa cartellini gialli e manda fuori dal campo a riflettere per 10 minuti il giocatore che commette fallo. Proprio il ragazzo che arrivato dall’Albania, come si diceva, “ha infranto le regole della convivenza e ora si trova a farle rispettare su un campo sportivo”. Perché anche questo è il rugby.