Carceri: a Piacenza si inaugura il Polo lavorazioni

L'ingresso del Polo lavorazioni nel carcere di Piacenza
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Si chiama “Le Novate al lavoro”, dal nome della strada che porta all’istituto penitenziario. E il suo logo racconta, graficamente, la volontà di tutto il carcere, del personale che vi opera così come della popolazione reclusa, di interconnettersi con la società e il territorio che lo ospita. È il Polo dedicato alle lavorazioni che è stato inaugurato questa mattina nella Casa Circondariale “San Lazzaro” di Piacenza.

Un’area dell’istituto recentemente riqualificata grazie a un intervento di circa 30 mila euro, di cui la metà messa a disposizione dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nell’ambito dei fondi stanziati per gli spazi trattamentali e le attività lavorative in carcere. “Abbiamo fortemente voluto chiamarla così per esprimere sia lo spirito del work in progress che connota la dimensione operativa dell’organizzazione, sia la centralità del lavoro dei detenuti quale strumento di rieducazione e reinserimento sociale”, sottolinea con orgoglio la direttrice Maria Gabriella Lusi.

Il Polo ospita al suo interno il nuovissimo call center del progetto “Work calls you”, attrezzato per ospitare 30 postazioni di lavoro. Si inizia con 10 detenuti che, dopo una accurata selezione svolta dall’equipe trattamentale e uno specifico percorso formativo, sono stati assunti da GFI Group, azienda che opera nel mercato delle telecomunicazioni e dell’IT.

Le postazioni di lavoro del call center nel carcere di Piacenza

Alla cerimonia del taglio del nastro sono intervenuti, fra gli altri, il Direttore generale del personale e delle risorse del Dap Massimo Parisi, il provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Emilia Romagna e le Marche Gloria Manzelli, rappresentanti delle massime autorità locali e delle imprese del territorio.

A breve le opportunità di lavoro professionalizzante nel carcere emiliano saranno ulteriormente ampliate grazie all’apertura del laboratorio dedicato alle trasformazioni agroalimentari. L’iniziativa si avvarrà della collaborazione della cooperativa Orto Botanico che si occupa già della coltivazione di fragole, sia in campo che in serra, che di altri ortaggi secondo metodologie all’avanguardia. Sei detenuti saranno a breve formati per poi essere assunti e lavorare alla trasformazione dei prodotti della terra in marmellate e conserve confezionate.