Cartabia: “Palermo capitale internazionale del contrasto alla mafia”

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“Oggi Palermo è la capitale internazionale del contrasto alla mafia e a ogni forma di crimine organizzato”. Al complesso dello Spasimo, ci sono rappresentanti arrivati dal Sud America e dai Paesi caraibici. Paesi, come la Colombia o il Paraguay, che “stanno vivendo ora situazioni analoghe a quelle della Sicilia e dell’Italia degli anni ‘80-‘90”. A loro la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dice che “la storia d’Italia degli ultimi 30 anni rappresenta anche una prospettiva e una speranza per gli altri”. Si rivolge soprattutto alla collega del Paraguay, la Guardasigilli italiana, ricordando la “barbara uccisione del fiscal Marcelo Pecci, il magistrato più esposto nelle indagini contro I cartelli dei narcos”. Come 30 anni fa, in Italia, erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i più esposti nelle indagini sulla mafia.

“Ricordiamo Pecci come uno di noi, e vorrei rivolgere un pensiero alla nostra collega Cecilia Perez, quel messaggio di intimidazione per tutti, quel messaggio di paura e di terrore deve fare i conti in Sudamerica come lo ha fatto in Italia con la risposta della società civile e delle istituzioni democratiche che sono un fattore che non si lascia intimidire da atti pur così barbari e terroristici”.

Tra Italia e Sud America, c’è un solido ponte di collaborazione e oggi “si rinsalda ancora di più” all’insegna della cooperazione giudiziaria. Settanta in totale gli accordi bilaterali o multilaterali sottoscritti dal ministero della Giustizia con i Paesi del Sud America e con gli Stati caraibici a partire dagli anni ‘80.

“Il crimine organizzato esplora sempre nuovi territori, sfrutta ogni emergenza – dalla pandemia alla guerra – alla ricerca di mercati dove trasferire le proprie ingenti risorse. E sceglie la destinazione valutando anche la tenuta normativa e democratica di un determinato Paese”, sottolinea la ministra Cartabia.

“Se tante autorità di Paesi lontani hanno scelto di essere con noi oggi – prosegue Cartabia – è la testimonianza della consapevolezza che una solida alleanza internazionale è la principale chiave di volta nel contrasto al crimine organizzato”.

Rivolta ai delegati arrivati da tanti Paesi, Cartabia dice che la loro presenza è “la dimostrazione di quanto ampia sia la diffusione del metodo investigativo e della legislazione antimafia ideati e
sperimentati in Italia in risposta alle aggressioni di trent’anni fa e divenuti nel tempo un modello apprezzato e
replicato nel mondo”.

Bilaterale con la Ministra del Paraguay

“L’educazione al gusto della legalità è primo strumento di prevenzione al crimine. Ben lo sapevano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ben lo sapeva Francesca Morvillo, che si dedicava ai figli dei detenuti per offrire loro una possibile alternativa alle lusinghe criminali. E ben lo sapeva il beato don Pino Puglisi, martire nel 1993 per mano mafiosa. L’impegno educativo di don Puglisi dava fastidio alla mafia, ai suoi interessi, alla sua logica di omertà. Con l’educazione dei più giovani don Puglisi contrastava capillarmente ‘la mentalità mafiosa, che – parole sue – è qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi’. La sua opera da 30 anni prosegue nelle stanze del centro Padre Nostro – conclude la ministra -. Don Puglisi ci ha insegnato che vincere le seduzioni della mafia è una questione di dignità umana, di difesa della dignità umana, perché, diceva, ‘coloro che vivono e si nutrono di violenza hanno perso la dignità umana’. Un insegnamento, il suo, che attraversa il tempo e i confini, come universale è il valore della dignità della persona umana, per il quale ogni rinnoviamo il nostro impegno comune”.