Casal del Marmo: un muro lungo un sogno, aperto sul Futuro
13 Novembre 2025
Un abbraccio pieno di colori e di speranza accoglie da oggi chi entra nel Pastificio Futuro, l’impresa sociale nata all’interno degli spazi in disuso dell’Istituto penale per minorenni di Roma Casal del Marmo. L’opera, un murale lungo 80 metri e alto 2,5 metri, raffigura Papa Francesco e Padre Gaetano Greco — lo storico cappellano dell’istituto — uniti in un gesto di fraternità che diventa simbolo di rinascita per tanti giovani, mentre sullo sfondo si stagliano immagini altamente simboliche, quali il chicco di grano che muore, generando la spiga, o gabbiani e rondini che si nutrono del grano e si involano verso il sole, a simboleggiare la rinascita e la speranza.
Il Pastificio nasce nel 2023 come modello di economia solidale e rieducativa. L’idea prende ispirazione dal messaggio di Padre Bergoglio, che nel 2013, appena eletto — durante una delle sue prime uscite pubbliche da Pontefice — visitò proprio Casal del Marmo in occasione del giovedì santo. Lavò i piedi a dodici giovani detenuti, all’inizio c’erano tra loro alcuni che non capivano, che non volevano, che avevano altre fedi, poi si sviluppò un momento splendido privo di qualsivoglia barriera. In quell’occasione il Papa li esortò con parole che sono diventate un faro per molti: “Non lasciatevi rubare la speranza.”

Un invito che Padre Gaetano Greco, scomparso dopo una vita interamente dedicata ai giovani detenuti che definiva “ragazzi non amati ma mai cattivi”, ha saputo tradurre in azione. Entrato a Casal del Marmo nel 1981 “per una breve sostituzione”, vi è rimasto 36 anni, trasformando la sua presenza in una missione di umanità e riscatto. Originario del paese di Padre Pio, Pietrelcina, entrato in seminario a 11 anni e ordinato sacerdote a 26, Padre Gaetano apparteneva alla Congregazione dei Terziari Cappuccini fondata da Padre Luis Amigò, dedita all’educazione dei giovani e all’attenzione verso gli ultimi.
La sua frase più amata — “Ogni giovane che si rieduca è una generazione che si salva” — riassume l’essenza dell’opera degli amigoniani. Raccontava che all’inizio vedere i ragazzi chiusi era per lui una sofferenza, poi trasformatasi in una missione, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Comincia il viaggio con i suoi ragazzi, prima “rossi e neri” provenienti dal terrorismo, poi con le vittime dell’eroina e con i figli delle borgate. Approdano poi gli adolescenti sbarcati in Italia in cerca di fortuna e finiti nei guai e i tanti – secondo le sue parole – “non amati ma mai cattivi”.

Si interroga sempre come poterli aiutare, inizia creando un’associazione di volontariato che porta in istituto il mondo offrendo ai giovani ristretti occasioni di incontro e possibilità di confronto. Comprende nel tempo che il problema per i ragazzi spesso non è stare dentro ma uscire fuori, non avere dove stare e spesso con chi stare. Fonda per questo motivo la comunità Borgo Amigò, una vera e propria “famiglia allargata”, pensata come un borgo, con orto, parco, piscina e animali. Poi, dopo 20 anni, apre le porte del borgo al quartiere, creando un centro sportivo aperto a tutti, per unire dentro e fuori, carcere e territorio.
Il Pastificio Futuro è stato l’ultimo tassello di questo mosaico di solidarietà: un luogo dove il lavoro diventa strumento di dignità e reinserimento, e dove ogni pacco di pasta racconta una storia di riscatto. Esso rappresenta il coronamento di una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, capace di trasformare un sogno in un concreto percorso di inclusione sociale e lavorativa. Realizzato dalla Gustolibero, società cooperativa sociale onlus con il sostegno della Conferenza episcopale italiana, della Caritas italiana e in collaborazione con la Direzione dell’Istituto penale minorile di Casal del marmo, il Centro per la giustizia minorile Lazio–Abruzzo–Molise e il dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità.
(video di Giovanni Donnadio – Ministero della Giustizia)
Tale sinergia ha trovato chiara rappresentazione nella sentita partecipazione all’evento delle numerose autorità intervenute, dal Cardinale Baldassarre Reina, che manifesta gioia per l’invito ricevuto e dichiara “abbiamo necessità di costruire speranza e il pastificio è uno di questi segni”, a Cristiana Rotunno, vicecapo dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, che sottolinea come l’Amministrazione si impegni ogni giorno con l’implementazione delle attività trattamentali e dei percorsi concreti di risocializzazione, a realizzare il fondamentale principio consacrato nell’articolo 27 della Costituzione, cercando di donare ai ragazzi una speranza di rinascita a una vita nuova, e specifica: “che progetti come questo diventano strumento importante nei percorsi dei ragazzi, perché senza responsabilizzazione non c’è cammino, e qui è evidente anche questa sera che la società tutta li accoglie dentro di sé e vuole aiutarli a rinascere”.
Marco della Porta, giovane presidente del municipio XIV ha portato il suo entusiasmo: “Vedo tanta comunità oggi, c’è l’abbraccio del territorio e un chiaro orizzonte di bellezza. La bellezza può salvare il mondo e oggi lo testimoniamo”, mentre Giustino Trincia, direttore di Caritas Roma ha raccontato che “durante il Giubileo dei giovani ben 500 giovanissimi pellegrini sono stati accolti al pastificio e sono rimasti colpiti dal calore e dal cuore incontrati qui: un seme è stato gettato”.
E ancora, è intervenuto Antonio Pappalardo, Direttore del centro per la giustizia minorile per Lazio-Abruzzo-Molise, fresco di incarico – “mi sono insediato da un mese” – che ha fatto i complimenti “per questi due anni di progetto virtuoso e per i prossimi venti”. Don Nicolò Ceccolini, cappellano del carcere, ha portato la testimonianza del grande lavoro svolto dal suo amato predecessore e ha sintetizzato così il prezioso insegnamento da lui appreso: “Il segreto per rinascere è donarsi: chi si dona dà futuro”.
Alberto Mochi Onori, presidente della “Gustolibero” racconta emozionato la storia del sogno e la realizzazione del pastificio condivisa con Padre Gaetano: “Ci ha insegnato che i ragazzi dal carcere devono uscire a testa alta, accompagnati, con un lavoro tra le mani e la dignità nel cuore”. Ed erano tutti lì i giovani lavoratori del pastificio, riconoscenti, fieri e orgogliosi del lavoro svolto. Tra loro c’è chi è ancora detenuto, chi sta usufruendo di percorsi alternativi alla detenzione e chi invece è uscito dal circuito penale, tutti accomunati dall’avere le mani in pasta e in tasca un contratto di lavoro. Presenti, arrivate dalla Puglia, anche le anziane sorelle di Padre Gaetano. A conclusione dell’incontro, moderato dal giornalista Rai Gianmarco Trevisi tutti hanno potuto gustare la pasta Futuro, cucinata per l’occasione dallo chef Lorenzo Leonetti dell’Osteria Grandma, accompagnata dalle birre artigianali del birrificio Due Fusti, fondato dai frati del Terzo Ordine Regolare di San Francesco.

Nel corso dell’intero pomeriggio gli occhi di tutti sono stati puntati sul maestoso murale, che l’autrice Giovanna Alfeo descrive come “una finestra di colori che racconta la possibilità di guardare oltre i limiti, di trasformare il seme in pane e di far volare la speranza”. Tra i colori vivaci e le rondini in volo, l’abbraccio tra Papa Francesco e Padre Gaetano diventa un invito urlato a credere nella seconda possibilità, nel valore dell’incontro e nella forza del futuro condiviso, nel quale risuona forte e continua l’eco del monito di Papa Francesco, rivolto proprio a quei ragazzi: “Non lasciatevi rubare la speranza”.