Caso Minetti, breve elenco dei
sospettosi e dei loro sospetti
13 Giugno 2026
Rancore, allusioni, sospetti che si tramutano in fango e travolgono la realtà. Non é facile smarcarsi, ribattere la verità ogni volta, confutare la menzogna con i fatti. Insomma, battagliare il circo mediatico, che in alcuni casi abbina anche il filone giudiziario, non é per niente facile. Però, come scrive il direttore del Foglio, Claudio Cerasa: “Per provare a combattere con la forza delle parole quel mostro chiamato circo mediatico-giudiziario occorre avere non solo amore per lo Stato di diritto, ma anche un po’ di memoria”.
Ed é proprio attingendo all’articolo di Cerasa uscito sul Foglio il 5 giugno 2026 che proviamo a stilare un breve elenco di sospetti e sospettosi, nello specifico sul caso Minetti, che hanno coinvolto il Ministero della Giustizia. Come dice il Direttore: “accuse trasformate in sentenze, illazioni trasformate in condanne, innocenti considerati colpevoli fino a prova contraria”.
Rapido antefatto.
La storia é nota, si parla della grazia concessa a Nicole Minetti, cui non ha fatto seguito un comunicato, perché come spiega una nota dell’Ufficio stampa del Quirinale: “La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”. L’11 aprile dunque il Quirinale sgombera il campo agli equivoci. Nulla da nascondere, semplice procedura. E non é la prima volta. E così come non si é avuta notizia della concessione a Minetti, analogamente é accaduto per gli altri provvedimenti assunti dal Presidente in presenza di condizioni simili.
Da questo momento partiranno i sospetti sull’istruttoria compiuta dai competenti organi giudiziari e sulle successive decisioni. Brevemente.
Deborah Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico, chiede alla Presidente del Consiglio Meloni, che il Ministro Nordio faccia “un passo indietro”, riferendosi a “gravità inaudite”, “istruttorie improprie o superficiali”. Parla di “sciatteria a via Arenula.
I rappresentanti del M5S in Commissione giustizia della Camera e del Senato hanno chiesto al Ministro della Giustizia di dare “spiegazioni chiare sull’istruttoria del suo ministero… senza cercare nuovi capri espiatori” e di risparmiare “qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi – concludono – tolga il disturbo senza fare altri danni”.
Nicola Fratoianni, Avs, afferma convintamente: “E’ del tutto evidente che siamo di fronte all’ennesimo disastro istituzionale, politico ed etico firmato Nordio”, mentre Bonelli, co-cordinatore di Avs, chiede le dimissioni immediate di Nordio, motivate dall’aver messo “in imbarazzo il Capo dello Stato”.
Tomaso Montanari, invita Meloni a dimettersi, e propone Marco Travaglio e Tomas Mackinson, rispettivamente direttore e autore dei servizi pubblicati sul Fatto Quotidiano sulla grazia a Minetti, come Ministro della Giustizia il primo e suo Capo di Gabinetto il secondo, perchè sono “gli unici in grado di fare un’istruttoria”.
Sigfrido Ranucci, nella oramai nota puntata di ‘E’ sempre Cartabianca”, racconta de relato che Nordio sarebbe stato visto nel ranch ‘Gin tonic’ di Giuseppe Cipriani (compagno di Minetti) in Uruguay. Il Ministro in diretta lo smentisce. Successivamente Ranucci si cospargerà il capo di cenere. Così non farà Bianca Berlinguer.
Tutto questo ha rischiato di passare da pettegolezzo a sentenza, da allusione a condanna. Nel frattempo “l’autorità giudiziaria competente, la Procura generale presso la Corte d’appello di Milano, come richiesto dalla Presidenza della Repubblica e sollecitata dal Ministero della Giustizia, ha condotto gli accertamenti, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti”. Le accurate verifiche “in ogni direzione necessaria, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa” arrivano a determinare che “essi non corrispondono al vero”.
Pertanto il Capo dello Stato, ringrazia il Ministro Nordio per la sollecitudine nel far disporre nuovi accertamenti, e comunica che “non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato”.
A volte ‘dal letame nascono i fior’.