Cassazione, gli interventi per l’avvio dell’anno giudiziario

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E’ stato inaugurato questa mattina l’anno giudiziario 2025. Come ogni anno la cerimonia si è tenuta in Cassazione alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e delle massime autorità civili e religiose.

“Nell’anno 2024, su un totale di 314 omicidi volontari, quelli maturati in ambito familiare o affettivo ammontano a 151 e in 96 casi hanno come vittima una donna” questo uno dei passaggi della relazione della Prima Presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, che ha aggiunto: “I dati continuano a essere allarmanti, in quanto espressione di un’angusta concezione della donna quale oggetto di possesso e dominio da parte dell’uomo”. Cassano ha poi fatto riferimento alle morti sul lavoro, definendole “inaccettabili” come anche gli infortuni, che troppo spesso restano “sommersi” a causa “della irregolare natura del rapporto di lavoro”.

Moltissimi gli argomenti toccati nella vasta relazione che ha aperto la cerimonia inaugurale. Uno per tutti, l’elevato numero di suicidi in carcere che, dice la Prima Presidente “suscita sgomento” e “deve risuonare nelle coscienze di ciascuno di noi il monito del Presidente della Repubblica a scongiurare che la persona ristretta in carcere viva in condizioni angosciose e disperanti, indecorose per un Paese civile, tanto da costringerla a gesti estremi”.

Il vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, nel suo intervento ha fra l’altro parlato della necessità di un “confronto aperto e rispettoso” fra gli attori istituzionali, che solo può essere “il presupposto per favorire una unità di intenti, necessaria a traghettarci verso il superamento di crisi epocali”, perché “chiunque abbia responsabilità istituzionali dovrebbe avere la capacità di delineare un orizzonte comune verso il quale convergere”.

Il Procuratore generale della Cassazione, Luigi Salvato, ha ricordato che “il sapere giuridico è requisito indispensabile ma non sufficiente per l’esercizio della giurisdizione. Occorre il rispetto delle massime deontologiche, il rigore dei comportamenti, l’etica del dubbio, la disponibilità all’ascolto, il dovere di ragionevole mantenimento della soluzione ragionevolmente conseguita” ma allo stesso tempo ha sottolineato che “la fiducia non si recupera senza l’opera del Parlamento, cui spetta di attuare i diritti costituzionalmente garantiti, dare tempestive risposte ai bisogni della società, nei confini fissati dalla Carta Costituzionale, mediante leggi ragionevoli chiare e inequivoche e perciò vincolanti nei confronti della magistratura”.

L’Avvocata generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, nella sua relazione ha ricordato che “l’anno appena trascorso ha segnato sia la compiuta digitalizzazione dell’attività giudiziaria, sia l’obbligatorietà del processo telematico anche dinanzi alla Corte di cassazione” sottolineando che “l’Avvocatura dello Stato ha contribuito in modo significativo al percorso di innovazione iniziato anni fa, fornendo, insieme al Consiglio Nazionale Forense, il proprio contributo sui tavoli tecnici” e dichiarandosi disponibile “per quelli che saranno attivati sui temi indicati dal Procuratore Generale nella sua relazione, relativi all’intelligenza artificiale, alla giustizia predittiva e alle tecniche di machine learning, in avvocatura già  analizzati per ottimizzare la strategia processuale a partire dai dati, anche in chiave deflattiva del contenzioso”.

Da ultimo il Presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, dopo essersi soffermato sul “significativo cambiamento delle regole del sistema giudiziario in corso nel nostro Paese”, sulla “spettacolarizzazione dei processi in televisione, ulteriormente aggravato ora dall’impatto dei social media” e sull’uso dell’intelligenza artificiale, ha voluto ribadire la sua grande preoccupazione per la situazione carceraria e le condizioni di vita dei detenuti: “Si tratta di un problema che richiede la massima considerazione. Chi ha violato la legge è giusto che espii la pena, ma nel rispetto della dignità umana”.

Intervento del Ministro della Giustizia Carlo Nordio

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