Caterpillar, Cirri: “La comunicazione cambia le persone e diminuisce la recidiva”

Massimo Cirri (foto Venezianews)
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Emozione. Se volessimo riassumere con un solo sostantivo le due ore di trasmissione, sarebbe il termine corretto. “Ci siamo emozionati anche noi” conferma Massimo Cirri che ha condotto dall’aula bunker della casa circondariale di San Vittore la puntata di Caterpillar del 19 marzo 2025 assieme a Sara Zambotti ai microfoni di via Sempione . “Eppure siamo milanesi quindi gente cinica” e per chi lo conosce e lo segue in radio da quasi oramai 30 il tono dissacrante non stupisce; è questo l’approccio, che sembra allontani ma in realtà forse vuole governare proprio l’emozione.

Lo intercettiamo poco prima di andare in onda su Radio2 e cerchiamo di strappare allo psicologo che esercita nel servizio pubblico di salute mentale, sensazioni, pensieri laterali. Cercare di capire se anche lui abbia percepito le stesse sensazioni di chi ha seguito la trasmissione. I detenuti chiamati a intervenire durante la trasmissione nel giorno della festa del papà hanno raccontato il loro rapporto padre-figlio, e abbiamo ascoltato “persone che si sono messe in discussione, in movimento” ha riconosciuto Cirri, che ha considerato “l’esercizio di comunicazione” messo in campo con questo incontro “non un semplice atto di buonismo ma un investimento sul futuro. Può cambiare qualcosa per le persone e diminuisce la recidiva”.

In conclusione di una brevissima chiacchierata gli abbiamo chiesto un pensiero sull’agente di Polizia penitenziaria, Luciano Esposito, che per evitare di portarsi il lavoro a casa “ha portato la sua famiglia al lavoro”, Cirri ha confermato la nostra sensazione: “Bravissimo, senza retorica né supponenza. Mantenendo precisamente il suo ruolo e allo stesso tempo incrociando questa offerta di disponibilità con le vite piene di interrogativi delle persone detenute. Un vero campione di saggezza”.

Lo salutiamo e all’ultimo ci dice “Ugo, mio padre si chiamava Ugo e oggi avrebbe avuto 101 anni”.