Corruzione percepita:
Italia migliora lentamente

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Qualche piccolo passo in avanti ma è ancora molta la strada da fare per raggiungere i Paesi più virtuosi. Questo il quadro che emerge per il nostro Paese dall’ultimo Indice di percezione della corruzione curato da Transparency International e presentato nella sede dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). L’Italia dal 2012 a oggi ha guadagnato 19 posizioni (incrementando il proprio punteggio da 42 a 52 punti) piazzandosi al 53° posto a pari merito con Oman e Grenada, ma è ancora impantanata nelle posizioni di coda considerando soltanto i Paesi più avanzati, quelli, cioè, con cui ha maggior senso lo sguardo comparativo.

Un’interpretazione confermata da Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia: “Il nostro rimane un Paese corrotto e siamo ancora sotto la sufficienza, nonostante il trend di lenta crescita. Tuttavia, le leggi approvate a partire dal 2012 hanno migliorato la reputazione dell’Italia nel mondo, anche se rimane molto da fare, per esempio sul versante della regolamentazione delle attività di lobbying”.

Il confronto risulta ancora meno lusinghiero se si scorre la classifica restringendo il campo solo all’Europa: peggio dell’Italia nel Vecchio Continente fanno solo Slovacchia, Croazia, Romania, Ungheria, Grecia e Bulgaria.

A livello globale i Paesi leader rimangono Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia con score ben superiori agli 80 punti. Nelle ultime posizioni Sud Sudan (13 punti), Siria (13) e Somalia (10).

Commentando i risultati dell’Indice per l’anno 2018, il presidente di Anac, Raffaele Cantone, ha parlato di risultato parzialmente soddisfacente: “Il problema della corruzione resta grave e non va mai sottovalutato ma l’evoluzione della classifica dimostra che i cittadini sentono quando le istituzioni si muovono e fanno qualcosa per contrastare davvero il virus corruttivo. Adesso però non bisogna tornare indietro”. A proposito della recente approvazione del nuovo provvedimento contro la corruzione, Cantone ha sottolineato la rilevanza nello sforzo complessivo che il nostro Paese sta compiendo: “Si tratta di un passo in avanti importante. Il Parlamento ha ulteriormente migliorato la legge. In futuro bisognerà muoversi con ancora maggiore incisività in tema di trasparenza dei finanziamenti alla politica”.

Per Giulia Sarti, presidente della commissione Giustizia della Camera dei Deputati, è “fondamentale che ci sia la precisa volontà delle istituzioni di agire per migliorare la situazione. In particolare con la nostra riforma abbiamo scelto di potenziare il momento della prevenzione e di dotare magistratura e Forze dell’ordine di due strumenti di grande efficacia come l’agente sotto copertura e le intercettazioni”. Parlando delle prospettive d’intervento, Sarti ha espresso la necessità di “lavorare ancora sui canali di finanziamento a partiti e fondazioni e di tenere altissima la guardia sugli enti locali, spesso infiltrati dalle mafie che attualmente puntano molto sul metodo corruttivo per inquinare il sistema economico e affermare il controllo sulla società”.

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