Al via la Commissione per l’architettura penitenziaria

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Si è svolta oggi in via Arenula la prima riunione della Commissione per l’architettura penitenziaria istituita dal Ministero della Giustizia.

La missione della Commissione è quella di studiare e proporre soluzioni operative per adeguare gli spazi detentivi, aumentarne la vivibilità e la qualità, rendendoli realmente funzionali al percorso di riabilitazione dei detenuti. I lavori della Commissione, che termineranno entro il 30 giugno 2021, serviranno anche a orientare le future scelte in materia di edilizia penitenziaria.
Nello specifico, come recita il decreto firmato il 12 gennaio scorso dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la Commissione dovrà elaborare “un format strutturale in grado di ripensare e riqualificare gli spazi carcerari, secondo un approccio multidisciplinare, culturalmente adeguato alla cornice costituzionale e alle indicazioni della CEDU del Consiglio d’Europa relative alla vivibilità dell’ambiente detentivo e alla qualità del trattamento”.

I lavori sono stati introdotti dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Per realizzare davvero la funzione rieducativa della pena, così come delineata nella nostra Costituzione, occorrono investimenti sul personale e investimenti sulle strutture. I luoghi dell’esecuzione penale devono essere progettati e definiti in funzione dell’organizzazione di efficaci percorsi trattamentali di reinserimento sociale di coloro che hanno commesso reati”. Si tratta, per il sottosegretario Giorgis, di uno sforzo nell’interesse non solo dei detenuti ma di tutti i cittadini: “Se la pena riesce a svolgere una funzione rieducativa ed emancipante, il rischio di recidiva diminuisce sensibilmente, come dimostrano tutti gli studi. Questo permette di ridurre l’illegalità e quindi di aumentare la sicurezza, a beneficio di tutta la collettività”.

I partecipanti alla Prima riunione della Commissione per l'architettura penitenziaria all'interno della Sala Livatino

“L’obiettivo della Commissione – ha spiegato Andrea Giorgis – è duplice: definire e proporre un modello di architettura penitenziaria coerente con l’idea di rieducazione, da un lato, ed elaborare interventi puntuali di manutenzione sulle strutture esistenti, dall’altro”.

A presiedere la Commissione è l’architetto e urbanista Luca Zevi, esperto di architettura penitenziaria. I componenti dell’organismo sono: Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale; Bernardo Petralia, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP); Gemma Tuccillo, Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità; Gherardo Colombo, Presidente della Casse delle Ammende; Antonietta Fiorillo, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna; Giovanni Maria Pavarin, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Trieste; Gianfranco De Gesu, direttore generale dei detenuti e del trattamento del DAP; Massimo Parisi, direttore generale del personale e delle risorse del DAP; Paola Giannarelli, dirigente della Direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione; gli architetti Cesare Burdese, Paolo Mellano, Mario Pittalis e Maria Rosaria Santangelo.

I partecipanti collegati da remoto alla prima riunione della Commissione per l'architettura penitenziaria

Per il Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Raffaele Piccirillo la Commissione rappresenta “una grande alleanza tra saperi diversi, quelli di giuristi, di operatori penitenziari, di magistrati di sorveglianza e di architetti. Un progetto che riveste una grande importanza anche sul versante della prevenzione della recidiva”.