Con Libri Liberi “Cime Tempestose” abbatte i muri del Meucci di Firenze

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L’iniziativa ‘Libri Liberi’, realizzata dalla Fondazione De Sanctis, con il patrocinio del Ministero della Giustizia, è alla sua seconda edizione. La rassegna, la cui missione principale è sostenere, diffondere e valorizzare il patrimonio culturale e sociale italiano, porta i grandi classici della letteratura, del cinema e del dialogo all’interno degli istituti penitenziari italiani, offrendo ai detenuti momenti di evasione, di riflessione e di riscatto. La filosofia alla base della iniziativa è l’uso della cultura da parte delle persone recluse, in particolare dei minori, come leva di crescita, riabilitazione e consapevolezza, con l’obiettivo principale di abbattere le barriere dell’isolamento.

Durante ogni incontro, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo affiancano i ristretti in una vera e propria immersione nelle opere letterarie, dando voce ai testi e stimolando un dibattito aperto, diretto e partecipato. Gli incontri non sono lezioni, ma esperienze interattive di condivisione in cui i detenuti affrontano, attraverso libri e film, temi universali come le passioni umane, la colpa, la giustizia e la rinascita.

Il cartellone dell’edizione 2026 ha offerto una straordinaria varietà di linguaggi, spaziando dai grandi classici, come Cime tempestose di Emily Brontë, alla non-fiction narrativa, con La chiamata di Leila Guerriero. I percorsi di lettura hanno toccato corde profonde grazie a pilastri come Il Ventre di Napoli di Matilde Serao, Saltatempo di Stefano Benni, Amatissima di Toni Morrison, Fuoco Amico di Giuliana Sgrena, fino ad aprirsi al cinema con Il Nibbio del regista Alessandro Tonda.

Le linee guida dell’intera iniziativa erano state tracciate chiaramente il 9 aprile scorso, durante la tappa inaugurale presso l’Istituto penale per i minorenni di Roma. In quell’occasione, a Casal del Marmo era stato proiettato il film Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, interpretato da Benedetta Porcaroli,  alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio che aveva invitato accademici e artisti a rifuggire da ogni forma di paternalismo: “Non trasformiamo questi momenti in lezioni cattedratiche, non distribuiamo il sapere con arroganza”, aveva dichiarato il Guardasigilli, ricordando che “quando si fanno incontri come questo è importante non solo quello che si ascolta, ma ciò che si riflette nell’ambito del proprio animo”.

All’evento odierno che si è tenuto nella biblioteca dell’Ipm fiorentino hanno partecipato giovani ristretti e operatori. Fra gli ospiti, Margherita Cassano, già presidente della Corte di cassazione, Titta Meucci, ex assessore al Comune di Firenze e figlia del Presidente Giampaolo Meucci a cui l’I.P.M è intitolato, e Paolo Gabriele Bono, dirigente del Centro per la Giustizia minorile della Toscana e dell’Umbria.

(Credit: Ministero della Giustizia – Dgmc)
(Credit: Ministero della Giustizia – Dgmc)

La scrittrice Camilla Baresani  e l’attrice Francesca Inaudi sono state le protagoniste della tappa presso il Meucci, guidando l’immersione tra le pagine di Cime tempestose di Emily Brontë, libro scelto per la tappa fiorentina. La loro presenza a ‘Libri Liberi’, ha testimoniato la capacità dell’arte di farsi ponte: con sensibilità, le artiste hanno aiutato i detenuti ad accostarsi a pagine sconosciute con curiosità, trasformando l’ora di lettura in spazio di libertà interiore e in occasione di riscatto, attraverso la bellezza della parola scritta.

(Camilla Baresani - Francesca Inaudi)

(Camilla Baresani – Francesca Inaudi)

Il romanzo di Emily Bronte, pubblicato nel 1847, mutua il proprio titolo dal nome di una delle tre principali ambientazioni del libro, il casale nella brughiera dello Yorkshire. Nonostante oggi sia considerato un classico della letteratura inglese, Cime tempestose non venne accolto con entusiasmo dalla critica. Fu considerato controverso e ricevette recensioni contrastanti, in quanto la raffigurazione della crudeltà fisica e mentale descritta fu ritenuta insolitamente forte. Il romanzo racconta l’ossessione amorosa di Heathcliff per Catherine e le scelte che i protagonisti compiono nel tentativo di conciliarla con le convenzioni sociali.

La scelta di questo romanzo non è casuale; i suoi temi – l’isolamento e la natura selvaggia, il rancore e la vendetta, il dualismo tra ordine e caos – si prestano a forti riflessioni personali. Altro tema centrale del libro è l’effetto devastante che determinate scelte convenzionali, alimentando gelosia e vendetta, possono avere sugli individui e sulle generazioni successive. Tema niente affatto lontano dalle esperienze di alcuni dei ragazzi e infatti, l’opera ottocentesca è diventata a Firenze strumento ideale per stimolare un dibattito aperto e privo di filtri. I giovani si sono accostati al romanzo anche attraverso la versione cinematografica, il cui registro è risultato loro maggiormente comprensibile.

Attraverso lo sguardo empatico dell’attrice e la sensibilità narrativa della Baresani, le brughiere ventose dello Yorkshire si sono trasformate in un terreno di riflessione condivisa, dove i temi del riscatto, dei legami viscerali e dei confini dell’animo umano hanno dialogato direttamente con il vissuto e le emozioni dei presenti.

L’appuntamento fiorentino, come nelle precedenti tappe, ha puntato sulla forza della coppia delle ospiti/facilitatrici, che ha alternato a momenti di lettura ad alta voce, altri di dibattito aperto con i giovani detenuti, offrendo loro una stimolante occasione.

Qualcuno dei ragazzi ha confessato di aver vissuto la lettura del romanzo come un “pugno nello stomaco”, altri invece come “un invito a non mettere da parte l’idea del perdono”. Tutti si sono emozionati per l’interpretazione dell’attrice, sentita e coinvolgente.

“E’ sempre un’esperienza emozionante entrare in un carcere – ha dichiarato Inaudi al termine – e confrontarsi con chi ci vive, soprattutto se si tratta di ragazzi minorenni. Il mio lavoro si nutre dell’immaginazione e della trasmissione delle emozioni e chi non ha avuto la possibilità di riconoscere le proprie  emozioni, nel proprio  percorso di vita, può incorrere in errori. Esco arricchita e umile di fronte al grandissimo  lavoro che fanno le persone che assistono chi sta in carcere. Penso che la speranza che si possa fare qualcosa debba essere sempre presente e accompagnare la vita anche di questi ragazzi”.

(Camilla Baresani - Francesca Inaudi)
(Camilla Baresani – Francesca Inaudi)

“Era la mia prima volta in un carcere minorile – ha commentato Baresani, al momento dei saluti -. L’iniziativa la trovo altissima, si vogliono restituire alla società ragazzi che hanno sbagliato, ma che hanno tutta la vita davanti per riuscire a gestirla in modo sano e nel rispetto delle regole. Dunque il valore dell’evento è ancora più ambizioso perché cerca di costruire qualcosa che possa portare al cambiamento: l’obiettivo formativo di oggi lascia aperta la speranza per ciascuno di loro ed è un’occasione a cui non si può rinunciare. Vedo che tutti i ragazzi sono molto seguiti e aiutarli a uscire dalla trappola del reato, è qualcosa di molto bello. Per me è stato molto emozionante e ho il desiderio di ripetere questa esperienza”.

Nella tappa odierna del viaggio di ‘Libri Liberi’ ha trovato ancora una volta concretizzazione l’appello, fatto nella prima, dal Guardasigilli a “non aver paura della cultura”, che è diventato il manifesto di tutti i protagonisti che hanno animato l’edizione: degli ospiti, per un giorno facilitatori di emozioni, degli operatori della giustizia coinvolti a vario titolo, traghettatori di speranza e dei ragazzi, soprattutto, che hanno goduto della ricchezza dell’esperienza trasformando la cultura in mattoni necessari per la costruzione di ponti per la libertà.

 

(Immagine di copertina: Credit sito www.emozionialcinema.it)