Le Corti di appello e il grande nemico: l’emergenza-Covid
30 Gennaio 2021
In molte sedi distrettuali le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, precedute da un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del Covid, si sono celebrate con una partecipazione ridotta o in modalità streaming, su piattaforme informatiche. Diversi interventi si sono aperti nel ricordo delle vittime per Covid, molte delle quali inserite per il loro ruolo professionale nell’universo giudiziario: magistrati, funzionari, avvocati. Un modo per rendere omaggio a tutti coloro che hanno dato un contributo personale per affrontare un anno di lavoro reso ancor più difficile dall’emergenza pandemica.
A ROMA il presidente della Corte di Appello, Giuseppe Meliadò ha definito il 2020 “l”annus horribilis della pandemia”. “La pandemia – ha aggiunto Meliadò – ha operato, per tutte le istituzioni, come una sorta di cartina di tornasole, ne ha messo in luce arretratezze e modernità, capacità di adattamento e assenza di flessibilità, attitudine alla programmazione e appiattimento burocratico, virtù dirigenziali e insipienze nella cultura organizzativa”.
Il presidente reggente della Corte d’Appello di MILANO Giuseppe Ondei, ha ricordato come il “distretto milanese sia stato quello maggiormente colpito dalla pandemia, come del resto la Regione Lombardia, e l’operatività degli Uffici Giudiziari, all’avanguardia a livello nazionale, è stata messa a dura prova e costretta ad affrontare una situazione del tutto impensabile ma tutti gli uffici hanno saputo reagire con immediatezza e reggere l’impatto”.
Per Claudio Castelli, presidente della Corte d’Appello di BRESCIA, quello passato è stato “un anno difficile e pesante che in questo territorio ha avuto l’epicentro è che ha mietuto vittime, tra cui ci sono ben 14 avvocati e tanti nostri conoscenti, tanto che l’elemento simbolico che accompagnerà sempre la memoria di quanto accaduto è legato al nostro territorio, ed è quella fila di 70 mezzi militari che portavano le salme dei morti di covi da Bergamo nei forni crematori di altre città”.
Anche il presidente della Corte d’Appello di TORINO, Edoardo Barelli Innocenti, ha parlato di anno orribile “che ci ha posto di fronte alle nostre fragilità sia individuali, sia collettive. Abbiamo preso piena consapevolezza della caducità della vita, delle nostre abitudini che sembravano consolidate davanti a un pericolo imprevisto e sconosciuto”.
In Liguria, a causa della pandemia da Coronavirus, si sono registrate meno cause civili e meno reati. È quanto emerge dalla relazione del presidente vicario della corte d’appello di GENOVA Alvaro Vigotti, nel corso della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “La pandemia – ha sottolineato Vigotti – ha avuto notevoli effetti sulla gestione dei processi e più in generale sulla organizzazione dei processi, con un grave rallentamento nel funzionamento della giustizia sia nel settore civile che in quello penale”.
Il Procuratore Generale reggente di VENEZIA, Giancarlo Buonocore, nel corso dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario del distretto Veneto, ha definito il Covid “uno tsunami che ha colpito tutti e tutto, compresa l’attività di giustizia ma la Corte d’appello di Venezia nonostante i vuoti di organico è riuscita a lavorare”.
“Dovevamo scegliere se chiudere, soccombere, o inventarci un nuovo sistema, nuove procedure, una vita giudiziaria durante il Covid”. Così il presidente vicario della Corte di appello di FIRENZE, Alessandro Nencini, aprendo la sua relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Sono state necessarie – ha detto Nencini – energie non solo umane e professionali ma anche istituzionali, che potessero supportare i dirigenti degli uffici in questa attività di riorganizzazione integrale”.
Ignazio De Francisci, procuratore generale della Corte d’Appello di BOLOGNA, ha svolto alcune analisi sull’aumento di alcue fattispecie di reati durante il lockdown. “Sul lato della giustizia penale – ha dichiarato De Francisci – si osserva un rilevante aumento dei delitti di pedopornografia e di maltrattamenti in famiglia, fenomeni compatibili con l’ampliarsi della dimensione domestica della vita nel trascorso anno”.
A BARI Franco Cassano, presidente della Corte d’Appello ha iniziato la sua relazione “con la mente e il cuore rivolti ai tanti che in Puglia ci hanno lasciato in questo anno doloroso”. E ha proseguito: “La sfida che ci attende è trasformare i disastri della pandemia in occasione di crescita e miglioramento per la giustizia”.
Anche a L’AQUILA la presedente Fabrizia Francabandiera ha dedicato un minuto di raccoglimento in ricordo delle vittime della pandemia nel distretto dell’Abruzzo.
Maria Grazia Vagliasindi, presidente della Corte d’Appello di CALTANISSETTA ha ricordato che “l’emergenza è intervenuta in un momento storico in cui si stavano in questo distretto processi di criminalità organizzata e comune di particolare complessità”.
Alcune ricorrenze particolari sono state citate nelle dichiarazioni dei relatori. A REGGIO CALABRIA, il rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura Antonio D’Amato ha esordito ricordando l’omicidio di Antonino Scopelliti: “Giusto 30 anni fa la Calabria è stata macchiata del sangue del collega e vorrei dedicare a lui l’inaugurazione dell’anno giudiziario”. Più lieta la ricorrenza storica che ha portato la presidente Rosa Patrizia Sinisi a celebrare il 160° anniversario dell’istituzione della Corte d’Appello di POTENZA.
Nella sua relazione il Procuratore Generale di LECCE, Antonio Maruccia, ha fatto riferimento all’allarme costituito dall’aumento dei crimini di usura ed estorsione. “La pandemia – ha detto Maruccia – si rivela, non solo un freno al cammino spedito della macchina giudiziaria, ma anche terreno fertile per la criminalità organizzata attraverso l’aggressione ai patrimoni e alle attività in crisi”.
Un altro aspetto di criticità posto in evidenza negli interventi durante le cerimonie d’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2021 è quello del settore penitenziario. Riorganizzazione degli spazi negli istituti, allestimento di presidi sanitari straordinari, screening generalizzato per operatori, agenti di Polizia Penitenziaria e detenuti, rimodulazione delle attività trattamentali, dai corsi scolastici ai laboratori, oltre all’adozione di cautele nei contatti con l’esterno e nei colloqui con i congiunti in videochiamata: questi gli interventi di profilassi e contenimento del contagio che sono stati ricordati da molti relatori.