Cosima Buccoliero: “L’Ambrogino d’oro premia un lavoro comune”

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Non me l’aspettavo, mi sembrava un riconoscimento irraggiungibile, mi rende felice averlo ottenuto perché è il risultato di una candidatura forte da parte di rappresentanti del mondo penitenziario. L’Ambrogino d’Oro premia anche tutti quelli con i quali collaboro e attesta i buoni risultati di un lavoro comune”. Cosima Buccoliero, direttrice reggente dal 2019 della casa di reclusione di Milano Bollate e dell’Istituto Minorile Beccaria, commenta così l’assegnazione della massima onorificenza concessa dal Comune di Milano.

Per i tanti rappresentanti del mondo penitenziario che hanno sostenuto la sua candidatura si tratta di “un grande riconoscimento alla professionalità, alla competenza, al coraggio e all’umanità di chi sa guardare oltre”.

Il riconoscimento alla direttrice di un carcere, uno dei contesti più “a rischio” non solo per la diffusione del contagio ma anche per la tensione causata nei detenuti dalla sospensione di colloqui, benefici e molte attività, ha il merito anche di mettere in luce le tante misure adottate in tutti gli istituti penitenziari per fronteggiare un’emergenza senza precedenti. Bollate è stato il primo carcere a utilizzare il sistema Webex-Cisco Systems – messo poi a disposizione di altre strutture italiane – che ha consentito migliaia di incontri virtuali, telefonate e videochiamate, tra detenuti e familiari.

“Durante la prima fase della pandemia – racconta Buccoliero – abbiamo messo in atto queste e altre misure, come la didattica a distanza. Abbiamo anche lavorato su altri fronti, avviato la produzione di mascherine chirurgiche con il progetto #Ricuciamo e creato un hub per malati Covid. Iniziative come queste non ci sono state solo a Bollate e sono contenta se il premio diventa un’occasione per far conoscere l’impegno di tutto il mondo penitenziario”.

Buccoliero, arrivata a Milano dalla Puglia nel 2003, ha iniziato a lavorare come direttore aggiunto nel carcere bollatese affiancando dirigenti ‘illuminati’, autori di molti progetti innovativi, i quali – ci tiene a sottolineare – “hanno cambiato la mia visione del carcere” tiene a sottolineare.

In chiusura un pensiero alla ‘sua’ Milano: “Ormai sento di appartenere a questa città che amo profondamente. Devo molto all’associazionismo, qui molto radicato e all’intero territorio lombardo, sempre presente e determinante nei risultati che abbiamo conseguito. Un apporto che testimonia proprio quanto sia importante la contaminazione tra interno ed esterno, tra società libera e mondo penitenziario”.

La direttrice capace di “guardare oltre” immagina un futuro in cui videochiamate, didattica a distanza e tutti gli strumenti d’inclusione digitale, utili a renderei luoghi di detenzione parte del territorio, possano trovare spazio: “Spero che ci sarà una riflessione generale sull’uso della tecnologia in carcere. Credo che molti direttori la pensino come me e che si possa discutere sulla possibilità di utilizzare questi mezzi anche per contatti che vadano oltre i colloqui con i familiari, ovviamente per quanto riguarda solo i detenuti di media sicurezza. Abbiamo sfatato il mito che fosse impossibile introdurre la comunicazione tecnologica in carcere, ora dobbiamo riflettere sui benefici che può portare mantenerne l’uso”.