Crisi d’impresa e dell’insolvenza:
in Cdm passano le modifiche

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo recante “Modifiche al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in attuazione della direttiva (UE) 2019/1023“. La direttiva “Insolvency” si occupa di armonizzare le normative degli Stati membri sulla crisi d’impresa, al fine di garantire un miglior funzionamento del mercato interno e  realizzare una maggiore tutela della libertà di circolazione all’interno dell’Unione.

Lo schema di decreto tocca quattro elementi fondamentali: le misure di allerta precoce e accesso alle informazioni; i quadri di ristrutturazione preventiva; le procedure di esdebitazione e le interdizioni; l’efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione.

In merito alle misure di allerta di cui all’articolo 3 della direttiva, lo schema di decreto si rifà all’esistente composizione negoziata e agli istituti di segnalazione all’imprenditore in difficoltà da parte dei creditori pubblici qualificati – Agenzia delle entrate, INPS, INAIL e Agente della riscossione – e alla piattaforma telematica della composizione negoziata. Nella nuova formulazione del Titolo II non sono più previsti gli indicatori della crisi né l’intervento del Pubblico ministero.

Rispetto ai quadri di ristrutturazione, invece, il decreto mira a implementare le procedure che consentono di preservare il valore aziendale e i livelli occupazionali. Il principale oggetto di intervento è costituito dalla normativa sul concordato preventivo in continuità aziendale, risultando solo marginali i ritocchi al concordato meramente liquidatorio e a quello con assuntore. In generale, le modifiche ambiscono a garantire maggiore libertà di azione dell’imprenditore, a valorizzare il consenso dei creditori e a ridurre, in un’ottica di efficienza e rapidità del processo di ristrutturazione,  il ruolo del tribunale. Tra le altre cose, sono state modificate le regole di maggioranza e le regole di distribuzione dell’attivo concordatario, affiancando alla regola della priorità assoluta quella della priorità relativa.

La disciplina riguardante esdebitazione e interdizioni, presente nel Codice, era invece già ampiamente conforme alla direttiva. Per consentire all’imprenditore la ripresa delle attività economiche, è stato unicamente necessario collegare all’esdebitazione anche il venir meno delle cause di ineleggibilità derivanti dalla procedura di liquidazione giudiziale, di cui all’articolo 22 par. 1 della direttiva.

In ultimo, in tema di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, si è intervenuti per aumentare l’efficienza e la rapidità delle procedure e così dare attuazione agli artt. 26 e 27 della direttiva.

Lo schema di decreto, proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, è in massima parte il frutto delle proposte avanzate dalla Commissione per l’elaborazione di interventi sul Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, istituita con decreto del 22 aprile 2021 dalla Guardasigilli e prorogata con successivo decreto del 22 settembre 2021.

Inoltre, le modifiche e integrazioni al testo originario derivano anche da alcune osservazioni avanzate dal ministero dello Sviluppo economico, dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi e dal ministero dell’Economia e delle finanze.