Da Nisida alle cucine del Quirinale: un tirocinio per tre detenuti

Il palazzo del Quirinale a Roma
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Invitati al “Colle” per un’attività di tre giorni, tre aspiranti cuochi dell’Istituto Penale per minorenni di Nisida, in permesso premio per attività trattamentali, hanno fatto il loro ingresso nelle cucine del Quirinale, per un apprendistato con i grandi chef del Presidente. Indossano i grembiuli dell’associazione Monelli tra i fornelli, fondata dal cuoco Luca Pipolo, che ha accompagnato a Roma i tre ragazzi di Napoli, e che, da dieci anni, offre ai giovani detenuti un’opportunità di apprendimento, curando all’interno del carcere laboratori di cucina e di catering. “Dicono che bisogna concedere una seconda possibilità, ma molti di loro non hanno avuto nemmeno la prima”, afferma il professionista, rispondendo a Concetto Vecchio per un articolo della Repubblica del 5 dicembre 2025.

Fabrizio Boca, l’executive chef del Quirinale, che dal 1993 lavora nelle cucine presidenziali e ha visto avvicendarsi Scalfaro, Ciampi, e Napolitano, racconta che Sergio Mattarella ha voluto aprire le porte del palazzo, investendo sulla formazione. La filosofia del Presidente, mettendo al bando la gastronomia di lusso e le primizie, e utilizzando le materie prime provenienti dall’orto della tenuta presidenziale di Castelporziano, a chilometro zero, è riuscita ad abbattere i costi del sessanta per cento, favorendo le iniziative per le categorie più svantaggiate: persone affette da sindrome di down, autistici, reclusi.

Grazie alla disponibilità e all’impegno del Presidente della Repubblica, i ragazzi di Nisida hanno avuto l’occasione di mettere in pratica quanto appreso in carcere, confrontandosi con nuovi professionisti e accrescendo le loro competenze.  “Immagino una famiglia e un lavoro che mi permetta di non tornare a fare scelte sbagliate”, dichiara a Concetto Vecchio uno dei tre ragazzi di Nisida. Ha ventitré anni e in carcere ha raggiunto la maturità professionale in ambito alberghiero. Lo stesso titolo di studio, che consente di acquisire conoscenze nel settore dell’ospitalità e della ristorazione, è stato conseguito da un altro dei detenuti ospitati nelle cucine del Quirinale. Anche lui sogna una famiglia ed un lavoro; sa che “fuori è difficile” e che “la cucina può essere una strada”.

Mattarella ha voluto salutare personalmente i tre giovani cuochi di Napoli, stringendo loro la mano, con l’augurio che l’esperienza vissuta a Roma possa essere utile per il futuro. “Ci siamo sentiti accolti”, racconta Pipolo, il tutor dei tre ragazzi. “Il Presidente segue con entusiasmo questo progetto e il suo saluto è un segnale importante, perché conferma la volontà di portarlo avanti”, continua lo chef.

L’ingresso in quella che viene chiamata la “cucina degli italiani” – ricette del Nord, del Centro e del Sud del Paese – e l’incontro con Mattarella sono stati momenti emozionanti, ed hanno ribadito il valore rieducativo della pena, su cui il Presidente della Repubblica pone costantemente l’accento.
“La mia speranza è di avere la possibilità di un riscatto, una vita diversa”, afferma uno dei tre ragazzi di Nisida, per suggellare questa esperienza.