Parioli: in scena “Un bar di paese”, realizzato nel carcere di Siena
20 Maggio 2026
Un bar di paese ha vinto la seconda edizione del Premio Maurizio Costanzo nelle carceri. Testo elaborato dai detenuti della casa circondariale di Siena, da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo, che sarà presentato al Teatro Parioli Costanzo di Roma mercoledì 20 maggio, alle 20:00.
La rappresentazione nasce dall’impegno dei detenuti dell’istituto toscano, coordinati da Annalisa Bianco – artista e fondatrice, insieme a Virginio Liberti, della compagnia “Egumteatro” – e da Rita Ceccarelli, attrice di lunga carriera, che vanta esibizioni teatrali che spaziano dai classici alle performance contemporanee. Sul palco, insieme agli attori-detenuti, il cappellano del carcere, don Carmelo Lo Cicero, e il gruppo musicale “CellaMusica”, nato nel 2022 nello stesso istituto penitenziario. Al riconoscimento è associato un premio in denaro, devoluto da “Reload”, all’esito di un bando nazionale aperto esclusivamente a testi drammaturgici originali, in lingua italiana, mai rappresentati fuori dal circuito penitenziario.
I membri dell’associazione Maurizio Costanzo, collegata al Teatro Parioli, spiegano -sul sito dell’ente- che l’iniziativa del premio nasce dalla consapevolezza di quanto fosse importante, per il giornalista, “non solo il teatro, ma anche la possibilità che arrivasse a tutti, nessuno escluso, a maggior ragione, in carcere”. La finalità del concorso è nella celebrazione e promozione dell’arte teatrale come strumento di espressione, crescita e reintegrazione sociale per quanti sono privati della libertà.
L’elaborazione dell’opera che si è aggiudicata la vittoria, così come le attività che hanno preceduto la realizzazione dello spettacolo, ha visto come protagonista l’associazione laLut, centro di ricerca e produzione artistica, guidato da Ugogiulio Lurini, al cui impegno si devono i numerosi progetti teatrali e musicali del carcere senese. Grazie al laboratorio di scrittura scenica, tenuto da Annalisa Bianco, e al laboratorio teatrale, condotto da Rita Ceccarelli, si è pervenuti a uno spettacolo che vede in scena otto detenuti, diretti dalle due professioniste teatrali. Sotto la supervisione di Annalisa Bianco, il testo è stato ideato e composto dai detenuti stessi, rispondendo così a uno dei requisiti essenziali per la partecipazione al concorso.
Gli ospiti del carcere sono stati informati del bando dagli operatori del trattamento penitenziario, i quali hanno individuato, all’interno dell’istituto, un gruppo di persone già coinvolte in progetti di scrittura creativa. Ad Annalisa Bianco si deve l’aver ottenuto un finanziamento dal Comune di Siena.
“I detenuti si riunivano la sera a scrivere, per poi riguardare ed elaborare il testo con Bianco una volta a settimana”, racconta a gNews Marià Iosè Massafra, responsabile dell’area trattamentale dell’istituto penitenziario. L’attività è andata avanti da novembre a gennaio, per approdare, dopo la comunicazione della vittoria del Premio Maurizio Costanzo, alla realizzazione dello spettacolo. “Tutti i detenuti impegnati nel progetto di scrittura sono stati impiegati come attori; solo due di loro, usciti prima dell’inizio delle prove, sono stati sostituiti: in un caso, con un altro detenuto, nell’altro, con il cappellano del carcere”, continua Massafra.
L’educatrice ci informa che l’azione della pièce si svolge in un bar situato vicino a un carcere, gestito da un ex detenuto e sua moglie, all’interno del quale si avvicenda “una clientela abituale e pittoresca”. Per un giorno il locale è animato dall’apparizione di sconosciuti avventori, personaggi che portano alla ribalta le loro storie, con un rimando autobiografico al vissuto degli interpreti. La narrazione si dilata grazie alla presenza, tra gli altri, del cappellano del penitenziario, interpretato proprio dal sacerdote della casa circondariale toscana. Le figure, interpretate da attori italiani e stranieri, presentando sé stesse, danno una coloritura particolarmente realistica ai soggetti.
“Momenti di grande comicità si intrecciano ai racconti e alle confessioni dei personaggi, rivelando storie di fragilità e sofferenza”, nella costruzione di “una trama intessuta di vicende ordinarie e straordinarie”, “mentre le canzoni dei CellaMusica fanno da colonna sonora”.
“Il premio teatrale Maurizio Costanzo nelle carceri nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il talento artistico presente all’interno delle istituzioni detentive, offrendo ai detenuti la possibilità di esprimersi attraverso l’arte e la creatività teatrale”, si legge ancora nel sito dell’associazione. Le finalità del concorso sono “favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso l’espressione artistica e la partecipazione a progetti culturali significativi; promuovere la cultura teatrale come strumento di recupero e riabilitazione all’interno del contesto carcerario; offrire un’opportunità concreta di crescita personale e professionale ai detenuti interessati alla pratica teatrale; sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della riabilitazione e del reinserimento sociale dei detenuti”.
“Un progetto che non parla solo di spettacolo, ma è anche un racconto di dignità, voglia di riscatto e forza di ricominciare”, dichiara Camilla Costanzo, figlia del giornalista, a Lucilla La Puma (“Corriere Roma”, 12 maggio 2026).
Alla presenza di illustri personalità delle istituzioni e del mondo della cultura e dello spettacolo, la pièce sarà rappresentata in prima assoluta al Parioli, per essere replicata, nel mese di dicembre, sia all’interno dell’istituto penitenziario di Siena, sia al Teatro dei Rozzi della stessa città.