Detenute madri, Cartabia: “Obiettivo
mai più bambini in carcere”
17 Febbraio 2022
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, questa mattina in audizione parlamentare in Commissione Infanzia. Due gli argomenti affrontati: l’attuazione della disciplina dell‘esecuzione della pena per i detenuti minorenni e la situazione delle detenute madri.
Sul secondo punto, come più volte sottolineato dalla Ministra Cartabia anche durante il rinnovo della Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, è prioritario compiere uno sforzo per non avere “mai più bambini in carcere”.
I dati evidenziano una diminuzione di casi, ma è ancora molto il lavoro da compiere: 15 le madri detenute, con 16 figli in totale al seguito. Di queste, 5 italiane, 10 straniere, 5 sono ancora imputate. La maggior parte delle madri con figli (9) è ospite dell’Istituto a custodia attenuata per madri, Icam, a Lauro, in provincia di Avellino. Due madri sono nell’Icam milanese di San Vittore; altre due in quello di Torino, una nell’Icam di Venezia Giudecca. Mentre in questo momento non ci sono madri con figli a Cagliari. Un’altra donna con il suo bambino sconta la sua pena col figlio invece nella Casa circondariale di Reggio Calabria.
“I numeri sono bassi, anche se sempre importanti, e ciascuno di loro ci interroga”, ha sottolineato la Ministra Cartabia, rilevando come “il numero sia in forte diminuzione rispetto a dicembre 2019, quando c’erano 44 madri con 48 minori”. “La condanna alla detenzione di una madre ci pone di fronte a un dilemma drammatico: la separazione dal figlio, che lo priverebbe della possibilità di ricevere la cura, l’affetto, il rapporto con un genitore oppure la restrizione del figlio insieme alla madre” – ha sottolineato ancora la Guardasigilli – ” in ogni caso, la pena inflitta all’adulto ricade anche sul figlio, segnandone il percorso di vita”. Nella ricerca di soluzioni alternative, grande sostegno è offerta dal terzo settore che attraverso le sue strutture di comunità è in grado di sostenere le giovani madri detenute: “Qualche mese fa, ad esempio, grazie alla comunità Giovanni XXIII, il tribunale di sorveglianza di Bologna ha permesso ad una donna di continuare a scontare la sua pena al di fuori dell’istituto, ricongiungendosi con i suoi figli. Così come è avvenuto anche a Torino” – ha voluto ricordare la Ministra.
Riguardo alle disposizioni dei minori detenuti, anche qui è stata fornita una fotografia sulla situazione esistente: “Negli istituti penali per i minorenni, fino al dicembre 2021, si sono registrati 815 ingressi, un lieve aumento rispetto all’anno precedente” – ha sottolineato Marta Cartabia – “Il numero dei minorenni e giovani adulti presi in carico dagli uffici di servizio sociale per i minorenni ha raggiunto, al 31 dicembre 2021, le 20.748 unità ma la netta maggioranza dei minori autori di reato in carico ai servizi minorili è sottoposta a misure che vengono eseguite in area penale esterna.
Nei centri di prima accoglienza, nell’anno appena trascorso, gli ingressi sono stati pari a 561. Mentre nelle comunità, sia ministeriali sia soprattutto private, i collocamenti effettuati nell’arco temporale di riferimento sono stati 1.480”.
Sul prezioso lavoro svolto dalle comunità, la Ministra ha posto l’accento, sottolineandone l’importanza in quanto àncora di salvezza per tanti giovani. Un percorso che offre formazione e strumenti per risalire la china, regalando spesso una seconda chance. E proprio sulla giustizia riparativa in ambito minorile, ha sottolineato come essa lavori in contemporanea su due piani paralleli: il rafforzamento dei valori positivi dei giovani, prima del reato; la ricomposizione dei legami sociali, dopo.
“Nel recupero dei minori che inciampano in un reato è in gioco la vita di ciascun ragazzo e quella dell’intera società. Anzi, l’idea stessa di società futura che vogliamo costruire. Per questo è necessario: educare e rieducare, continuamente. Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non si sarà raccolto” – ha concluso la Guardasigilli.
In allegato il discorso della Ministra in audizione
Esempio di giustizia riparativa a Sarno: il video