Detenuti e libertà religiosa in carcere nelle foto di Margherita Lazzati

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Gesti, sguardi, preghiere. Per ogni dio, in nome di tutte le religioni, in una varietà di lingue. In cinquanta scatti, rigorosamente in bianco e nero, Margherita Lazzati documenta le esperienze di fede nella vita quotidiana dei detenuti e sarà il Museo Diocesano di Milano a ospitare dal 15 novembre il suo lavoro, in una mostra fotografica che si concluderà il 26 gennaio 2020.

Il rapporto tra l’artista milanese e gli istituti penitenziari nasce nel 2011 e si consolida nel tempo: quella realtà, fatta al tempo stesso di speranza e disperazione, colpisce Margherita Lazzati al punto di ispirarne i lavori della serie Ritratti in carcere, nati nell’ambito del “Laboratorio di lettura e scrittura creativa” ospitato dalla casa di reclusione Milano-Opera.

Il progetto legato alle manifestazioni di libertà religiosa dei detenuti scaturisce nel 2017 da un incontro con l’allora direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, proseguendo poi con il successore Silvio Di Gregorio e con il provveditore della Lombardia, Luigi Pagano. Simbologia e ritratto di un microcosmo esemplare sotto il profilo multietnico e multiconfessionale.

“Ho scelto di ritrarre non solo i luoghi della preghiera e della condivisione -spiega Margherita Lazzati – ma anche i dialoghi, gli sguardi, i gesti rituali, i momenti di convivenza tra persone, che sono poi quelli che maggiormente mi hanno colpita. Questo è un tema a me molto caro. Cerco di rimanere lontana da ogni retorica e di rivolgere la mia indagine unicamente alla ‘persona’. In questo caso mi sono concentrata sull’esperienza che le persone vivono e condividono: un’esperienza di riflessione, preghiera, speranza, disperazione”.

Nel racconto fotografico, l’incontro tra l’uomo e il trascendente non resta rinchiuso dietro le sbarre: l’intento è, dichiaratamente, quello di sollecitare profondi interrogativi in un contesto più ampio utilizzando un mezzo di comunicazione universale come quello dell’immagine artistica.

L’esposizione – realizzata in collaborazione con la Galleria L’Affiche di Milano – è curata da Nadia Righi e Cinzia Picozzi, rispettivamente direttrice e conservatrice del Museo Diocesano.

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