Messa alla prova nella Marina Militare. Il racconto
14 Aprile 2026
“In ufficio, da qualche tempo, siamo abituati a lui. Non è in divisa, ma fa parte del team a tutti gli effetti”. Con queste parole il Capitano di Fregata Manfredo Lapi Gatteschi, inizia a raccontare in un’intervista rilasciata alla redazione del sito del Notiziario della Marina militare italiana, la sua esperienza nella gestione di una persona che sta usufruendo delle possibilità dell’istituto della Map – messa alla prova (Legge 67 del 2014), nelle Forze armate, come stabilito nella Convenzione firmata tra Ministero della Giustizia e Ministero della Difesa nel gennaio 2025.
L’ufficiale di Maricapitale, Comando Interregionale Marittimo Centro e Capitale della Marina Militare, testimonia come l’individuo “in prova” varchi la soglia della Caserma “Grazioli Lante” di Roma, prima base militare capitolina a ospitare percorsi di riabilitazione e svolga un’attività utile, supervisionata e anonima, allo scopo di estinguere il reato commesso e compiere un percorso di reintegrazione sociale.
In Marina – prosegue Lapi Gatteschi – “si tiene conto delle caratteristiche individuali, come pure, ovviamente, della tipologia di illecito contestato” per capire come inserire al meglio la persona. “Il percorso si decide a seguito di un colloquio con l’interessato, volto a capire dove potrebbe essere meglio valorizzato all’interno del Comando: di recente, per un giovanissimo venditore di automobili, abbiamo individuato per lui il reparto automobilistico. Quanto alle tempistiche, le ore di servizio da espletare presso i nostri uffici sono stabilite dal giudice in base alla gravità del fatto”.
“Attualmente – conferma il Capitano di Fregata – seguiamo due persone, altre quattro ne arriveranno entro l’estate. Chiaramente il nostro personale è una risorsa chiave per la riuscita del tentativo: al netto di tutte le doverose precauzioni – utilizziamo computer fuori rete, stand-alone, non forniamo mail, neghiamo l’accesso ad informazioni riservate – non esistono “cani da guardia”: l’approccio umano è amichevole, il contrario sarebbe sciocco e inammissibile. Queste persone sanno perfettamente perché sono qui, e il nostro compito è quello di integrarle, recuperarle, evitare il rischio di recidiva. La nostra è una valutazione esclusivamente finale, oggettiva: la Map estingue totalmente il reato, quindi la condotta tenuta dev’essere più che meritoria, coscienziosa e adempiente”.
Al di là dell’estinzione del reato per l’ufficiale di Marina “svolgere un servizio in favore della collettività con noi può costituire un plus valore anche in termini esistenziali: data la sospensione del servizio di leva obbligatorio, i più giovani non hanno mai avuto contatti con l’ambiente militare, non hanno cognizione di ciò che le Forze Armate fanno per il Paese. Quest’avvicinamento genera emulazione, come pure un’interiorizzazione più profonda dei valori che incarniamo. L’occasione “riparativa” della messa alla prova potrebbe sfociare in una passione salvifica, e, perché no, in un arruolamento!”.