Detenuti scrittori, cuochi, pittori: Mattarella premia “Artisti dentro”

Esther Sibylle von der Schulenburg, fondatrice di Artisti dentro onlus
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“Basta conquistarne alcuni, che alcuni smettano di pensare di buttar via la chiave. Far ragionare la gente è uno dei nostri obiettivi”. A dirlo a gNews è Esther Sibylle von der Schulenburg, che da dieci anni porta avanti diversi concorsi riservati ai detenuti: per scrittori, per cuochi, per pittori. È tra i premiati dal Presidente Sergio Mattarella con l’onoreficenza dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, per il suo impegno nei penitenziari. “Un suggello del lavoro che abbiamo fatto finora”, dice.

Sibylle fonda l’associazione Artisti Dentro onlus nel 2015; i concorsi per i reclusi partono tra il 2014 e il 2016. L’idea alla base è stimolare resilienza e un sano agonismo. Lo spirito competitivo punta infatti a “risvegliare le energie sopite dei detenuti”, spiega. Per l’edizione 2025 sono state inviate 598 candidature: oltre 200 per “Scrittori dentro”, 104 per “Cuochi dentro”, 280 per “Pittori dentro”.

I concorsi hanno alcune peculiarità: sono replicabili in ogni carcere e garantiscono il massimo contatto con l’esterno. Per Sibylle è fondamentale “approcciare il singolo, raggiungere idealmente ciascun detenuto, sia esso in alta sicurezza, un comune o un protetto”. Gli aspiranti scrittori, per esempio, una volta iscritti al concorso, sono seguiti da editori esterni che li aiutano a “migliorare il testo prima che venga sottoposto alla giuria”.

I concorsi danno alcune scadenze, responsabilizzando così i concorrenti, scandendo il tempo lento del carcere, creando un senso di attesa positivo. “Da quando esce il bando – prosegue la fondatrice di ‘Artisti dentro onlus’ – lavorano per inviarci l’elaborato; dopo, aspettano di essere eventualmente contattati da un editor, se sono finalisti. E poi aspettano di vedere la pubblicazione dell’antologia annuale”. E si ricomincia con il bando dell’edizione successiva.

Con “Pittori dentro”, i reclusi si sono specializzati nella mail art, lo scambio di cartoline artistiche. E si è creata una corrispondenza d’eccezione: gli studenti delle scuole ricevono il biglietto disegnato dal recluso via posta e possono rispondere con le stesse modalità. Sibylle racconta che “escono cose fantastiche: i ragazzi hanno una sensibilità incredibile. Noi inviamo le cartoline di risposta ai detenuti, che a loro volta possono rispondere: alcuni lo fanno ed è veramente bello vedere questo lavoro”.

Opera di mail art di Pittori dentro, edizione 2025.

Con questi concorsi i detenuti si sentono considerati, e a testimoniarlo è la partecipazione. Dal 2014 a oggi, sono oltre 6mila le candidature ai contest. Esther Sibylle riporta la testimonianza di Claudio Conte: recluso a Parma, ha partecipato a “Scrittori dentro”, si è laureato in giurisprudenza e ha conseguito il dottorato di ricerca in carcere. “Mi sono chiesto – scrive Conte in una lettera a Sibylle – se anche i soci di ‘Artisti dentro’ si rendono conto di come riescano a far sentire vive, impegnate persone che diversamente resterebbero a vegetare nelle loro celle. E non perché la direzione di questo o quel carcere non offrano delle opportunità culturali, ma semplicemente perché non si sentono valorizzati, come riesce a fare invece questa associazione. Questione di percezione”.

Essenziale, per alimentare questo appagamento, è la firma delle proprie opere. A volte, per questioni di sicurezza, non è permesso ai detenuti di mettere il proprio nome, nonostante abbiano dato il loro consenso. “La possibilità di firmarsi fa la differenza – dice Sibylle -. Ci sono alcuni Prap che comunicano i nostri bandi e dicono subito di mettere solo le iniziali. Sinceramente il motivo non lo capisco, tranne che nel circuito alta sicurezza”.

Sono aperti i bandi per il 2026: i termini scadono il 20 marzo per “Scrittori dentro”, il 31 maggio per “Cuochi dentro”, il 20 giugno per “Pittori dentro”. Tutti riceveranno un attestato di partecipazione; i vincitori anche un piccolo riconoscimento in denaro per il lavoro svolto. “Questione di percezione”, come dice Claudio Conte: a fare la differenza è, appunto, sentirsi visti – esigenza comune a qualsiasi essere umano. “Questo è un po’ il nostro obiettivo – dice Sibylle; adesso, dopo oltre 10 anni, posso dire che l’intuizione è stata giusta”.