Diploma di ragioniere per gli studenti del carcere di Pescara
17 Luglio 2019
Sono stati consegnati, nella sala conferenze della Casa circondariale San Donato di Pescara, i certificati di diploma agli studenti della sezione carceraria dell’Istituto tecnico Aterno-Manthoné, indirizzo Sistemi informativi aziendali (ragioniere-programmatore), che a giugno hanno sostenuto l’esame di maturità. Il dirigente scolastico, Antonella Sanvitale, insieme al provveditore agli studi, Maristella Fortunato, e alla funzionaria Ernestina Carluccio, hanno consegnato i certificati a quattro studenti.
Un altro diplomato non ha potuto partecipare all’incontro perché nel frattempo è stato trasferito nel carcere di Chieti. Consegnati anche i diplomi di scuola media a sei studenti del Cpia – Centro
provinciale per l’educazione degli adulti – diretto dalla preside Michela Braccia e le pagelle agli studenti delle altre classi attive nella Casa circondariale.
“L’attività scolastica svolta all’interno della struttura carceraria è ricca e stimolante. Chi ha portato avanti lo studio l’ha fatto veramente con impegno. Siete un esempio ed essere stata invitata è stato un privilegio”, ha detto il provveditore Maristella Fortunato. “Oggi ho avuto anche l’occasione di lasciare per qualche ora il mio ufficio dal quale, comunque, difendo con molto vigore l’operato dei vostri insegnanti. Credo molto, infatti, nell’importanza didattica della scuola in carcere e nel loro ruolo che anche voi avete avuto modo di apprezzare in questi anni. Mi impegno personalmente per far in modo che anche i detenuti del carcere di Pescara possano proseguire i loro studi in una delle Facoltà universitarie della nostra città”.
“La cultura è l’introduzione alla realtà. Voi avete accettato la sfida, il sacrificio, per affermare come il sapere ci rende veramente liberi”, ha sottolineato la preside Sanvitale. “Uno degli aspetti positivi nel sistema delle carceri italiane è l’attenzione data all’educazione. L’educazione è, infatti, una delle armi principali per combattere la recidività. Non solo offre maggiori possibilità occupazionali, ma permette al detenuto di uscire dal suo contesto socio-culturale, apprendendo nuove visioni sul mondo e modi alternativi di vivere la vita”. (ANSA)