Disagio psicologico: presentate a Belfast le Linee guida Dap

Disagio psicologico: presentate a Belfast le Linee guida Dap
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Prevenire lo stress da lavoro correlato, lo stato di esaurimento psico-fisico (burnout) e il disagio psicologico del personale di Polizia penitenziaria: è questo l’obiettivo del Progetto di supporto psicologico sviluppato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma.

Il progetto, selezionato tra numerose proposte internazionali, è stato presentato nei giorni scorsi a Belfast, in Irlanda, nell’ambito del Correctional Research Symposium (CRS) 2025, evento biennale organizzato dalla European Organisation of Prison and Correctional Services (EuroPris) e dalla International Corrections and Prisons Association (ICPA). Per l’Italia erano presenti il Primo dirigente di Polizia penitenziaria Elena Nanni e, per l’ateneo romano, le dottoresse Emanuela Mari e Clarissa Cricenti, che hanno contribuito allo sviluppo scientifico e applicativo del progetto.

Durante il simposio internazionale sono state illustrate le “Linee guida 2025 sulle azioni di supporto psicologico rivolte al personale di Polizia Penitenziaria”, frutto dell’integrazione tra l’esperienza operativa del DAP e le competenze scientifiche dell’Università Sapienza e diramate dal DAP con una circolare del 12 maggio scorso. L’obiettivo è quello di assicurare interventi di supporto concretamente efficaci, in risposta a scenari operativi complessi, segnati da significative criticità, estrema variabilità e condizioni ambientali peculiari, che mettono costantemente alla prova la tenuta psico-fisica di oltre 36mila agenti di Polizia penitenziaria che operano in 189 istituti penali per adulti e 17 per minorenni.

In passato, molti degli interventi realizzati si sono rivelati frammentari e privi di un approccio sistemico, spesso scollegati dalle reali esigenze del personale. Il nuovo programma ha l’ambizione di proporre un modello innovativo, fondato su evidenze scientifiche, che punta a essere concreto, operativo e pienamente aderente alla complessità quotidiana affrontata dagli agenti nei contesti penitenziari. Il progetto è stato costruito tenendo conto delle specificità ambientali, organizzative ed emotive in cui il personale lavora, con l’obiettivo di offrire strumenti realmente utili e applicabili nella gestione dello stress, delle emergenze e delle dinamiche relazionali interne agli istituti.

Disagio psicologico: le Linee guida Dap

La portata innovativa delle Linee guida sta tutta nel suo focus: porsi come vademecum operativo, con l’obiettivo di fornire a Comandanti e Direttori strumenti immediatamente fruibili e affidabili per prevenire fenomeni di disagio lavorativo e migliorare il benessere organizzativo. Si muovono su due direttrici: la prevenzione del disagio e l’intervento sull’evento critico. A queste, segue una fase di follow-up, curata dal Dipartimento di Psicologia dell’Università, per valutare e misurare l’impatto delle azioni di supporto, pre e post intervento, monitorandone i risultati ed evidenziandone punti di forza e di debolezza.

Nell’ambito della progettualità vengono delineate tre figure chiave, che agiscono in stretta sinergia tra loro. Il referente locale del progetto, figura scelta da Direttore e Comandante tra il personale appartenente al Reparto che abbia una conoscenza approfondita del contesto operativo e per questo in grado di offrire un “sostegno tra pari” al collega che attraversi un momento di difficoltà e di stress psicologo. Lo staff locale del progetto, composto dal Comandante, dal referente locale del progetto e da almeno un altro componente, sempre scelto tra il personale del Corpo nell’ambito del Reparto di appartenenza. Lo psicologo esperto, con una formazione specifica nel contesto penitenziario, che opera come psicologo di prossimità, con un ruolo di monitoraggio del benessere psicologico del personale e dell’ambiente lavorativo non esclusivamente confinato al sopravvenire di ipotesi emergenziali. Si tratta di un punto di riferimento fondamentale, poiché lavorando a stretto contatto con il personale e operando direttamente in sezione, diventa una figura familiare, accessibile e non percepita come un elemento estraneo o distante.

Per quanto riguarda la fase di prevenzione del disagio, le Linee Guida 2025 individuano alcuni campanelli di allarme che, seppur non validamente assumibili come prova certa di disagio, si pongono quali assist, utili ad intercettare precocemente situazioni di malessere psicologico. Assist che possono essere comportamentali (per esempio irrequietezza, passività, tendenza ad isolarsi dal gruppo di lavoro, aggressività), cognitivi ed emotivi (sensazione di inutilità, bassa autostima o scarsa motivazione) o lavorativi e disciplinari (ritardi frequenti, insolite lunghe assenze per malattia, segnalazioni o richiami disciplinari). Identificati i segnali di disagio, le Linee guida pongono l’accento sulle procedure da attuare per la concreta gestione del problema, improntate a una linea di azione efficace, che garantisca riservatezza, rispetto della persona e interventi adeguati e che si basi su una costante e piena sinergia tra le tre figure chiave del progetto: referente locale, staff e psicologo esperto.

Per quanto riguarda l’intervento sull’evento critico, le Linee guida definiscono le tipologie di intervento, delineando concretamente “chi deve fare cosa” e differenziando due fasi principali, ciascuna caratterizzata da specifici bisogni per l’individuo. A una prima fase peri-traumatica, che corrisponde al momento acuto dell’emergenza e che richiede risposte immediate da fornire al poliziotto, al fine di attivare le sue risorse interiori e promuovere processi di stabilizzazione emotiva, riducendo la possibilità che possa sviluppare successivi sintomi post-traumatici, segue una fase critica, che implica una risposta complessiva, diretta a sostenere il soggetto nel graduale processo di adattamento all’evento traumatico, verificando, di volta in volta, la presenza di eventuali conseguenze psicologiche, sociali e pratiche. In questa fase sarà fondamentale continuare a supportare il poliziotto attraverso una gestione empatica e tempestiva, che abbia come obiettivo il costante monitoraggio del suo benessere, il recupero e il graduale reinserimento nel contesto lavorativo.