Napoli, lavoro detenuti: al via il tavolo operativo fra istituzioni e imprenditori

Palazzo di Giustizia di Napoli
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Un modello stabile di collaborazione tra istituzioni giudiziarie e mondo produttivo per favorire l’inserimento lavorativo delle persone detenute o sottoposte a misure alternative e ridurre il rischio di recidiva e il sovraffollamento. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto dalla corte d’appello di Napoli, dal tribunale di sorveglianza, dal provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania, dall’ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna di Napoli, dagli istituti penitenziari del distretto e dall’Unione industriali di Napoli.

Cuore operativo del progetto è la predisposizione, da parte degli istituti penitenziari, di elenchi di persone detenute e in esecuzione penale esterna: soggetti già pronti all’inserimento lavorativo e altri da avviare a percorsi di formazione e qualificazione professionale. Le imprese aderenti potranno attingere a tali elenchi per individuare i profili più idonei alle proprie esigenze, beneficiando degli incentivi e delle agevolazioni fiscali previsti dalla normativa vigente.

Ad aprire i lavori è stata la presidente della corte d’appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, che ha richiamato il valore del lavoro come strumento di riscatto personale e di sicurezza sociale «Questo accordo nasce dalla consapevolezza che la sicurezza di una comunità non si realizza soltanto attraverso l’esecuzione della pena, ma anche attraverso la capacità di creare le condizioni affinché chi ha infranto regole possa intraprendere un percorso autentico di cambiamento. È proprio in questa prospettiva che trova piena attuazione il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona. Favorendo l’incontro fra la realtà penitenziaria e il mondo imprenditoriale si contrasta la recidiva e il sovraffollamento e si favorisce la sicurezza sociale”. E’ stato il messaggio emerso dal suo intervento. “L’obiettivo – ha concluso – è trasformare le esperienze già esistenti in un modello strutturato e replicabile, con il coinvolgimento del mondo imprenditoriale”.

Il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania, Carlo Berdini, ha evidenziato come la principale sfida sia quella di costruire un collegamento stabile tra domanda e offerta di lavoro. Oggi gran parte delle attività lavorative svolte negli istituti penitenziari riguarda servizi interni con limitate possibilità di crescita professionale. Da qui la necessità di sviluppare percorsi formativi mirati e di coinvolgere direttamente le imprese nella selezione e nella valutazione dei candidati.

Sul fronte imprenditoriale, Costanzo Jannotti Pecci ha proposto la realizzazione di un censimento delle competenze dei detenuti attraverso questionari e schede professionali, mentre Antonio Savarese, presidente dell’ACEN, ha manifestato la disponibilità del settore edile a promuovere percorsi di formazione e certificazione professionale per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro.

Dalle associazioni industriali è arrivata una conferma unanime: la carenza di manodopera rappresenta oggi una delle principali criticità per le imprese campane. Angelo Petitto, presidente di Confindustria Avellino, ed Emilio De Vizia, presidente di Confindustria Campania, hanno sottolineato l’esigenza di rendere il sistema più rapido ed efficiente, coinvolgendo anche operatori specializzati nella selezione del personale e valorizzando le opportunità offerte dalle recenti novità normative.

Particolarmente significativo il contributo delle direttrici degli istituti e degli uffici dell’esecuzione penale esterna. Giulia Russo, direttrice della casa circondariale di Poggioreale, ha ricordato come nelle carceri siano presenti competenze spesso poco conosciute all’esterno e come i percorsi di formazione già attivati possano rappresentare una base concreta per l’inserimento lavorativo.

Claudia Nannola, direttrice dell’Uiepe di Napoli, ha evidenziato i numeri dell’esecuzione penale esterna, che in Campania coinvolge già oltre 12 mila persone.

La presidente del tribunale di sorveglianza, Patrizia Mirra, ha infine richiamato l’attenzione sul fatto che la mancanza di opportunità lavorative rappresenta spesso il principale ostacolo per l’accesso e il successo delle misure alternative alla detenzione. «Per molte persone meritevoli – è stato il senso del suo intervento – il lavoro costituisce la vera chiave per il reinserimento».

Dal confronto è emersa la volontà condivisa di istituire un tavolo operativo permanente, capace di mettere in rete istituzioni, imprese e sistema penitenziario, puntando a trasformare il lavoro in uno strumento concreto di inclusione sociale e offrendo alle aziende una risposta alla crescente domanda di personale qualificato.