Dove rinasce la speranza: inclusione e cura nel quartiere romano di San Basilio
17 Settembre 2025
In un luogo che un tempo ospitava le baracche scolastiche gestite fin dagli anni ’50 dalle suore Sacramentine, oggi pulsa una nuova energia. Grazie alla Società Cooperativa Onlus “Kairos” lo storico spazio é stato trasformato in un centro permanente di educazione, inclusione sociale e tutela degli animali, dando ospitalità alla Fondazione Cave Canem.
“La democrazia partecipata produce sempre buoni risultati” ha riassunto Alessandro Capponi Presidente della Kairos.

Il progetto, nato dalla voglia di offrire una seconda possibilità a giovani coinvolti nel circuito penale minorile, si è evoluto in un modello virtuoso che unisce formazione pratica, cura degli animali abbandonati, laboratori di comunicazione digitale e advocacy legislativa.
“Qui non si fanno attività spot, ma si costruisce un percorso – racconta Federica Faiella, Presidente della Fondazione Cave Canem ETS -. I ragazzi imparano a prendersi cura di un altro essere vivente, a raccontare storie, a sentirsi parte di una comunità e noi li accompagniamo fino alla fine del loro percorso giudiziario e anche oltre”.
Il Protocollo d’intesa, della durata di tre anni, finalizzato alla promozione di percorsi educativi e formativi rivolti a minorenni e giovani adulti sottoposti a procedimento penale, si inserisce nel quadro delle politiche di inclusione sociale e giustizia riparativa.

Dal 2023 al 2025 sono stati stanziati complessivamente oltre 500.000 euro da Fondazione Azimut e Petrone Group, che hanno consentito l’avvio e la piena operatività dei presidi di Napoli e Roma, con successivi rinnovi a conferma della fiducia nel modello. Il sostegno non si è limitato all’erogazione di fondi ma si è tradotto in una vera coprogettazione, orientata a inclusione, sostenibilità e responsabilità sociale.
Un’eredità educativa che si rinnova
Lo spazio in cui le suore offrivano lezioni ai bambini prima ancora della nascita della scuola statale, oggi ospita anche una scuola paritaria che collabora attivamente con la Fondazione. Nonostante le difficoltà legate al calo demografico e ai costi crescenti, la missione educativa continua con forza, coinvolgendo anche i più piccoli in attività che promuovono il rispetto e la responsabilità.
Un quartiere che si riscatta
San Basilio, quartiere periferico romano, spesso segnato da fragilità sociali, diventa così teatro di rigenerazione urbana e presidi di prossimità. I ragazzi in carico ai servizi minorili, seguiti da tutor e professionisti, trovano uno spazio sicuro dove non vengono giudicati ma valorizzati.
Dalle leggi alla passerella
Il progetto, che ha contribuito all’approvazione delle leggi 70/2024, a tutela degli animali vittime di bullismo e cyberbullismo, e 82/2025 sull’inasprimento delle pene per i combattimenti tra cani e il coinvolgimento di minori, prevede attività pratiche e teoriche: nei rifugi per cani abbandonati e presso gli uffici della Fondazione i ragazzi partecipano a un laboratorio di comunicazione digitale, dove acquisiscono informazioni sulla produzione di post, foto, video e interviste da pubblicare sui social, con l’obiettivo di sensibilizzare e raccontare storie di rinascita.
La Fondazione segue i giovani per tutto il periodo della messa alla prova, fino alla chiusura del procedimento penale, e offre anche opportunità post-percorso per quelli più meritevoli, come borse lavoro, borse di studio e, quando possibile, l’inserimento nel team operativo e comunicativo.
Tra i progetti più innovativi, si segnalano:
- Generazione 4C, che offre a studenti e giovani tirocini e stage in ambito sociale e animalista,
- Animal Being, che ha unito moda, inclusione e adozioni attraverso una sfilata con cani dei rifugi, adottanti, educatori cinofili e 30 studenti dell’Accademia di Belle Arti – creatori dei cappotti indossati dai cani.
Una rete che cresce
Dopo i Quartieri spagnoli a Napoli, con la collaborazione di Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli ETS, il progetto è stato replicato a Roma, nel quartiere di San Basilio. I nuovi presidi territoriali diventano spazi permanenti di prossimità, luoghi sicuri e non giudicanti, capaci di accogliere i ragazzi e accompagnarli in un percorso di crescita personale e professionale.
“Oggi, con la firma del protocollo con il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, per noi è fondamentale dare ai giovani non solo una seconda possibilità, ma un’opportunità concreta. Prendersi cura di un cane significa imparare la responsabilità, e la responsabilità costruisce cittadini capaci di trovare il proprio posto nella società”, sottolinea la Presidente della Fondazione Federica Faiella. “Avere degli spazi – ha aggiunto – ci consentirà di essere più efficaci nella nostra azione. Quindi, grazie per la fiducia”.
“Il progetto è volto a insegnare il rispetto e la cura per gli animali – ha commentato la vicecapo dipartimento Cristiana Rotunno – e quindi, più in generale, per gli esseri viventi che ci circondano, stimolando il senso di responsabilità, fondamentale nel costruire personalità atte a prendere parte consapevole alla vita della società, e così contribuendo alla risocializzazione, cuore pulsante dell’attività trattamentale”.