E-Protect, progetto internazionale per aiutare i minori vittime di reato

Dipinto "Suono per Te"
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Al Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, c’è una stanza con tutte le pareti colorate dove giganteggia il dipinto “Suono per Te”. Si tratta dell’Aula protetta per i minori vittime di reato e il quadro è stato realizzato da un ragazzo detenuto a significare che alle volte vittima e autore di reato possono ritrovarsi dalla stessa parte. Questo è un esempio di come il progetto E-Protect dell’Unione Europea possa colmare il gap esistente tra i minori autori di reato oggetto di interventi specializzati dello Stato e i minori vittime di reato che scontano gli svantaggi di un sistema penale disomogeneo.

“Alla pari delle scandinave Barnahus o delle stanze spagnole con tavoli bassi e giochi – afferma Giuseppina Latella, procuratore della Repubblica presso il Tribunale minorile del capoluogo calabro – a Reggio Calabria, il minore vittima di reato viene ascoltato una volta sola insieme da tribunale e procura, per ridurne al minimo lo stress e la possibilità di intimidazione secondaria”.

E-Protect coinvolge direttamente 5 organizzazioni di 5 Stati Membri – Bulgaria, Austria, Italia, Grecia e Romania. In testa agli obiettivi dell’iniziativa c’è l’elaborazione di un metodo comune per la valutazione e la protezione individuale dei bisogni del minore vittima, il rafforzamento dell’applicazione della Direttiva 2012/29/Ue in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, la crescita della consapevolezza dei diritti dei minori garantiti dalla direttiva e un approccio multidisciplinare fondato sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sanciti nella convenzione Onu sui diritti del fanciullo per sviluppare una rete transnazionale di professionisti e operatori al servizio del minore.

La necessità di uniformare le prassi a livello europeo – spiega Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia che cura il progetto in collaborazione col Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità – deriva dal fatto che, pur prevedendo la direttiva delle linee guida, ad oggi la loro applicazione rientra nelle competenze degli stati membri finendo per dipendere, in un ultima analisi, dal modo in cui i singoli professionisti interagiscono con le vittime. Ed ecco l’importanza di un’unica metodologia volta a qualificare la valutazione individuale dei minorenni vittime di reato perché l’interesse di ogni minorenne sia considerato in maniera preminente in tutti i procedimenti che lo riguardano.

Sul nostro territorio diversi esempi di buone prassi: a Milano, l’Ospedale Fatebenefratelli offre un servizio di consulenza psicologica e legale alle donne e ai minori vittime di violenza, sempre a Reggio Calabria il progetto “Liberi di scegliere” accompagna il minorenne vittima di indottrinamento mafioso verso il raggiungimento dell’autonomia esistenziale, a Genova il registro informatico sui minori è aperto e visibile sia dal tribunale ordinario che da quello minorile.