Estrazione delle chat e tutela della privacy, il pensiero di Nordio

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
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Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha affrontato il tema dell’utilizzo delle chat in un’intervista al Corriere della Sera dal titolo “Un pm non può entrare dentro la vita più intima”. Il caso di attualità è quello di Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia (“Sono strasicuro che non abbia nulla da nascondere. Se c’è un paladino dell’antimafia che ha fatto della lotta alle cosche la sua vita, questo è lui”), ma la conversazione con la giornalista Virginia Piccolillo ha riguardato il tema generale della tutela della privacy.

“La segretezza è il lato simmetrico della nostra libertà – afferma il Guardasigilli -. Tanto che la Costituzione dice che la segretezza della corrispondenza è inviolabile”. Con riferimento alle chat, poi Nordio ha aggiunto che, per estrarre le chat, è necessario consegnare l’apparecchio e quindi “tutto il contenuto del telefonino che ormai racchiude foto, video, chat a volte anche intime, cartelle cliniche, conti correnti. La vita intera di un individuo”.

Il ministro ha poi preso in esame un altro aspetto: “Ci sono situazioni che riguardano anche terzi. L’amico che ti ha mandato il documento riservato, i colloqui altrui che ti vengono girati. Chi visiona vede anche quelle. E’ cambiato il mondo rispetto alle vecchie intercettazioni. Ora ci troviamo nella contraddizione per cui, per avere i tabulati, il pm deve avere l’autorizzazione del giudice, mentre per i device, che contengono un miliardo di informazioni in più, no”.

“Non è ammissibile che un magistrato entri anche nella vita più intima di un individuo per trovare le chat che gli interessano – afferma ancora Nordio -. Vale per tutti i cittadini, figuriamoci per i parlamentari le cui comunicazioni non possono essere viste se non previa autorizzazione perché tutelate dall’articolo 68 della Costituzione”.

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