Fiamme Azzurre, Malan trionfa nel ‘nuovo’ pentathlon moderno

giorgio malan fiamme azzurre vittoria in coppa del mondo (credit fipm)
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Pazardzhik, Bulgaria centrale. Il nome della città forse non dirà granchè a molti, salvo che è a due passi da Plovdiv, l’antica Filippopoli capitale della Macedonia di Alessandro Magno. Ma il nostro pentathleta Giorgio Malan la porterà per sempre scolpita nella memoria, visto che da lì è arrivata, domenica scorsa, la prima vittoria in Coppa del Mondo della sua ancor giovane carriera.

Giorgio è un torinese, fiamma azzurra, classe 2000: “Per il pentathlon moderno – dice lui – è davvero la classe di ferro. Sono miei coetanei Mohamed Elgendy, l’egiziano campione olimpico, e Csaba Bohm, l’ungherese campione del mondo. Solo per citarne due”. E poi c’è lui, che di certo non si è nascosto fino a oggi, visto che negli anni ha vinto l’oro europeo in tutte le categorie (Under 17, Under 19, Under 22 e Assoluti), oltre a vari altri metalli ai Mondiali e, naturalmente, il bronzo olimpico di Parigi 2024: impresa che ha riportato un italiano sul podio dei Giochi a ben 36 anni dal bronzo di Carlo Massullo a Seoul 1988.

Insomma, a 25 anni appena compiuti, Malan è ancora un ‘Golden Boy’ tra i più titolati in una disciplina che tradizionalmente vede prevalere atleti molto esperti: “Ho iniziato molto presto – ricorda – già a 8 o 9 anni, quando ho incontrato Giancarlo Duranti, il ‘prof’ di educazione fisica che ha letteralmente inventato il pentathlon torinese. Si comincia col nuoto, poi man mano ci si cimenta nelle altre prove”. Sono arrivate presto le prime vittorie e la voglia di migliorare, con quelle piccole manie scaramantiche: come l’attaccare il numero di gara sempre con le stesse spillette (“Ma quando alla fine le ho perse, ho vinto lo stesso”, dice ora).

Questo è uno sport nato dalla fantasia del Barone de Coubertin, che per i “suoi” Giochi Olimpici voleva una disciplina dal taglio nobile e romantico, oltre che capace di mostrare l’atleta completo. Inventò così una competizione ispirata alla missione di un corriere reale, che si difendeva dai nemici con la pistola e la spada e poi riusciva a raggiungere la meta percorrendo tratti a nuoto, a cavallo e di corsa. La ‘comfort zone’ di Malan consiste principalmente nelle prove atletiche: “In genere corsa e nuoto non tradiscono mai, ma il bello di questo sport è che hai sempre la possibilità di recuperare almeno in parte, se una prova va storta”.

Podio-Bulgaria-Malan (Fiamme Azzurre) -coppa del mondo

Lo ha dimostrato proprio la gara olimpica di Parigi, dove all’inizio non brillante nella scherma ha fatto seguito la straordinaria rimonta culminata con il bronzo: “Ma di quel giorno, più della medaglia sul podio ricordo le sensazioni. Quella del bambino che ero io a 10 anni, quando sognavo di partecipare le Olimpiadi, e poi la partenza dell’ultima prova, con 20mila persone che ci applaudivano nella Reggia di Versailles. Surreale. Poi un abbraccio al mio compagno di squadra Matteo Cicinelli e via di corsa”.

Ma la caratteristica del pentathlon moderno è, appunto, di sapersi “modernizzare”: dal formato originario composto da cinque prove distinte disputate in sequenza (scherma, nuoto, equitazione, tiro e corsa) si è passati prima alla combinata corsa/tiro e poi alla spettacolare ‘laser run’ finale, con partenza a handicap. E non è finita, da quest’anno è in vigore il nuovo format che ha portato Malan al successo in Bulgaria: “La novità si chiama OCR, ‘Obstacle Course Race’, che ha sostituito la prova di equitazione. Alla fine è una specie di percorso stile ‘marines’ di circa 80 metri, con sei ostacoli standard e due variabili estratti a sorte. E così, da una competizione che in origine durava più giorni e successivamente un giorno pieno, siamo arrivati a una gara che dura un paio d’ore, come una partita di calcio”.

Più telegenica, anche più attrattiva forse, ma decisamente diversa dal ‘format’ che costituiva quella che – con l’atletica leggera – è stata una delle due discipline praticate dalle Fiamme Azzurre all’inizio della sua attività agonistica nel 1985.

Il feeling tra il Pentathlon moderno e il Gruppo Sportivo della Polizia penitenziaria però non si è mai spento, e alla fine ha contagiato anche il giovanissimo Giorgio Malan: “Sono entrato in Fiamme Azzurre a 18 anni e il motivo è presto detto: le conoscevo perché tantissimi atleti della nazionale ne facevano parte e io cercavo un ambiente che ricordasse al tempo stesso la casa e la famiglia. Nel Corpo ho trovato tutto questo, con un tecnico come Umberto Mazzini e una collega come Alice Sotero (quarta ai Giochi Olimpici di Tokyo; ndr), che è di Asti e quindi quasi una vicina di casa”.

Nel piccolo, grande mondo del pentathleta Malan quel che conta è la passione: “Uno spot promozionale per i ragazzi? Servono tanta dedizione e doti di versatilità, ma questo sport ti ripaga e ti appaga ogni giorno perché non conosci la monotonia”. E, detto da uno che si allena sei ore al giorno, è di certo un valore aggiunto. Una passione che ha preso anche lo zio Lucio, che lo segue da primo tifoso appena libero dagli impegni di senatore della Repubblica: “I miei colleghi e lo staff tecnico dicono che porta fortuna, si fanno in quattro per invitarlo alle gare”. Magari c’è da crederlo, per ora ha funzionato.