Genova: Francesco Coco, il primo magistrato ucciso dalle Br

Targa del Comune di Genova per Coco,Dejana e Saponara (credit: Comune di Genova
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“L’8 giugno del 1976, Francesco Coco veniva assassinato insieme agli addetti alla sua tutela – il brigadiere Giovanni Saponara e l’appuntato Antioco Deiana – in un sanguinario attentato a Genova. Primo magistrato a cadere per mano del terrorismo delle Brigate Rosse, in quello che sarebbe stato un atto di violenza destinato a segnare profondamente la convivenza civile del Paese”. Così lo ricorda questa mattina il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 50° anniversario dal suo assassinio.

Sardo di Terralba, nasce il 12 dicembre 1908, si laurea e negli anni ’30 entra in magistratura, assegnato a Nuoro. Si sposta a Oristano durante la seconda guerra mondiale, sostituto procuratore nel tribunale militare territoriale, per poi, con la cessazione del conflitto, ritornare nel ruolo della magistratura ordinaria. Successivamente ricopre gli incarichi di sostituto Procuratore generale della Corte d’appello di Cagliari, occupandosi di molti casi di sequestro di persona e banditismo, e quindi procuratore della Repubblica di Genova, passando dalla Corte di cassazione nel 1964. Ed é dal Palazzo di giustizia di Genova, che esce all’ora di pranzo per andare a casa. Il commando delle BR, composto  da tre uomini, lo intercetta con Saponara durante la Salita di Santa Brigida. Sono alle loro spalle, la tutela non ha neanche il tempo di impugnare la pistola, 24 colpi li raggiungono. Intanto un secondo gruppo di fuoco uccide Antioco Dejana, é rimasto ad aspettare in macchina, quel giorno ha sostituito l’autista di sempre.

L’assassinio viene rivendicato con una telefonata delle Br, mentre contemporaneamente nell’aula della Corte d’assise di Torino, dove si celebra il processo a carico di alcuni componenti dell’organizzazione terrorista, viene letto il messaggio di rivendicazione del triplice omicidio. Il Procuratore generale Francesco Coco, nel maggio del 1974, durante il sequestro del giudice Mario Sossi, si era opposto alla richiesta del rilascio di otto brigatisti in cambio della liberazione del magistrato, “ergendosi a difesa dell’ordinamento democratico della Repubblica”, come ha ricordato Mattarella.

Sono tanti i luoghi che ricordano il magistrato, dal Palazzo di Giustizia di Genova, dove un’aula porta il suo nome, al giardino della Questura di Genova, alla Salita di Santa Brigida, dove è stata apposta una targa in ricordo dell’attentato che, come ebbe a dire il giorno dopo l’omicidio il Ministro della Giustizia, Francesco Paolo Bonifacio: “Ha offeso, ha voluto offendere, nelle sue vittime, con la magistratura e la legge, lo Stato”.