Francesco e i detenuti, Nordio: “Sue visite atto di vicinanza”
24 Aprile 2025
Le visite di Papa Francesco ai detenuti. Gesti di intima vicinanza alla galassia carceraria, su cui si sofferma il guardasigilli Carlo Nordio.
Carcere femminile della Giudecca, aprile 2024. Papa Bergoglio arriva in elicottero per inaugurare il padiglione della Santa Sede per la Biennale. “Un evento per me molto importante; era la prima volta che incontravo il Santo Padre”, ricorda Nordio, nell’intervista che andrà in onda la settimana prossima su Padre Pio Tv.
“La situazione era anche singolare: un Pontefice che visita un carcere per una mostra d’arte realizzata dalle donne detenute, e peraltro non religiosa; è stato particolarmente emozionante”, racconta il Ministro. L’affetto delle persone ristrette per Francesco, espresso con piccoli gesti. Di quel giorno, il Ministro ricorda per esempio “il profumo del pranzo preparato al Pontefice dalle detenute; si sentiva fin dal cortile”.
Poi il 26 dicembre scorso a Rebibbia, dove Papa Francesco apre una Porta Santa per l’anno giubilare. Anche questo un evento straordinario che, dice il Guardasigilli, “mi riporta alla mia primissima infanzia, quando papa Giovanni XXIII, come primo gesto pastorale, andò a visitare il Regina Coeli”.
Aprire porte tradizionalmente chiuse – cifra del pontificato di Papa Francesco – è, per Nordio, “un messaggio di misericordia e di vicinanza verso chi soffre; si inseriva perfettamente nel precetto evangelico ‘ero affamato e mi avete dato da mangiare, ero assetato e mi avete dato da bere, ero carcerato e siete venuti a trovarmi’”.
L’insegnamento di Papa Bergoglio è chiaro: non dimenticare i penitenziari e chi li abita. “Abbiamo cercato di fare in modo che queste visite del Santo Padre non si esaurissero in sé stesse, proprio per rendere il carcere più umano”, dice il Ministro.
“Sappiamo quanto siano critiche le condizioni nei penitenziari – prosegue il Guardasigilli -; ma come politica, governo, come organismi statali non dobbiamo dimenticare che la misericordia dev’essere associata alla giustizia e alla sicurezza”. Tutti valori da coniugare “con l’umanizzazione della pena, come vuole la Costituzione, ma anche prevista nel nostro codice etico e religioso”, conclude.