Gian Giacomo Ciaccio Montalto, a 43 anni dall’omicidio
25 Gennaio 2026
“Questa seduta intende tributare un affettuoso e doveroso omaggio alla memoria del magistrato caduto. Gian Giacomo Ciaccio Montalto caduto nel pieno vigore della sua vita; magistrato dal forte ingegno e dal coraggioso rigore nell’affrontare la mafia, questa ignobile minoranza che non riuscirà mai a contaminare il sano popolo siciliano”. Inizia così la commemorazione che il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, tiene il 26 gennaio 1983 davanti al plenum straordinario del Consiglio Superiore della Magistratura, convocato nell’aula magna del Palazzo di Giustizia di Palermo.
Solo poche ore prima, nella notte del 25 gennaio, Gian Giacomo Ciaccio Montalto viene raggiunto da 14 colpi sparati da diverse armi, di diverso calibro. All’1.12 si ferma il suo orologio. Il corpo del magistrato sarà trovato alle 6 del mattino dopo da un contadino che passa in quella strada di Valderice dove da poco Montalto e la sua famiglia si sono trasferiti.
Gian Giacomo Ciaccio Montalto nasce a Milano il 20 ottobre 1941, da genitori di origini siciliane. A Roma, dove la famiglia si è spostata per seguire il padre – anch’egli magistrato in Cassazione – si laurea e nel 1970 entra in magistratura. L’uditorato presso gli uffici giudiziari romani e poi l’assegnazione nel settembre 1971 con funzioni di Sostituto procuratore a Trapani. Rimarrà in quell’ufficio fino al giorno del suo assassinio.
“Ottime doti di ingegno e di equilibrio” e “solida preparazione giuridica generale”, hanno sottolineato i colleghi che con lui hanno lavorato, ma anche “intuito giuridico” e rigore nel ragionamento. Queste le doti che chiunque abbia avuto modo di frequentarlo non ha potuto non rilevare.
A soli 33 anni Ciaccio Montalto è il reggente dell’ufficio requirente trapanese, fino alla nomina del nuovo Procuratore e, il 9 giugno del 1976 l’ultima promozione della sua carriera: viene nominato magistrato di Tribunale.
Negli anni di permanenza alla Procura di Trapani si occupa di delicate istruttorie. Grande conoscitore dei fenomeni mafiosi e antesignano della lotta ai clan attraverso il lavoro in pool e con l’utilizzo di metodi di indagine e di ricerca della prova allora considerati innovativi – come il controllo delle operazioni bancarie e la necessità di istituire un’anagrafe bancaria – Ciaccio Montalto è il primo ad occuparsi della mafia del trapanese.
Il giorno dell’omicidio non ha scorta: l’ha rifiutata, nonostante abbia ricevuto diverse minacce. Servono 13 anni perché la Corte di cassazione scriva la pagina definitiva della vicenda processuale.
E’ ancora Sandro Pertini che parla: “Gli organi dello Stato devono aver ben chiara la priorità assoluta che la lotta al crimine organizzato assuma ora in Italia, per la sfrontatezza e la brutalità della sfida, per i valori morali che sono in gioco, per la sete di giustizia e la volontà di ripristinare un costume rigoroso che avvertiamo prorompere dal nostro popolo. Devono essere accuratamente recise tutte le connessioni tra gli uomini della mafia e la società civile. Il popolo italiano non può essere confuso con il terrorismo, il popolo siciliano non può essere confuso con la mafia”.