“Giancarlo ha visto negli occhi il male e con precisione l’ha raccontato”

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“Giancarlo, da giovane giornalista, ha visto negli occhi il male, l’ha visto nei vicoli di Torre Annunziata e nei Palazzi del potere e con precisione l’ha raccontato. E se non ci fossero i giornalisti che ci raccontano i fatti non avremmo mai saputo di tanti affari loschi della camorra”. Paolo Siani, medico, deputato Pd, ma soprattutto fratello di Giancarlo, racconta a Gnewsonline chi era e cosa faceva il coraggioso cronista de Il Mattino, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, quando aveva da poco compiuto 26 anni.

Nei suo articoli, Siani non aveva paura di fare nomi e cognomi dei boss locali, non aveva timore di descrivere con stile chiaro e asciutto le relazioni inconfessabili tra organizzazioni criminali e ambienti istituzionali. Il giornalismo libero e coraggioso di Giancarlo Siani, giovane cronista precario del quotidiano partenopeo, faceva tanta paura alle organizzazioni criminali attive sul territorio campano. Ed è proprio nella forza del buon giornalismo che Paolo Siani ripone la sua fiducia: “La strada per il contrasto alle mafie c’è, ed è stata tracciata, da tanti giornalisti come Giancarlo, bisogna solo seguirla, non a parole ma con i fatti, e con l’esempio”.

Le inchieste di Siani, pubblicate sulle colonne de Il Mattino, avevano permesso di ricostruire gli interessi e le attività economiche di alcune cosche criminali, le infiltrazioni nella vita politica, le mire dei clan sugli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980.

Per il delitto Siani, il 15 aprile del 1997 la seconda sezione della corte d’assise di Napoli ha condannato all’ergastolo Ciro Cappuccio e Armando Del Core, come esecutori materiali, e Luigi Baccante e i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, come mandanti dell’omicidio. Il clan Nuvoletta di Marano, organizzazione, affiliata a Cosa Nostra (l’ordine di uccidere Siani arrivò direttamente da Totò Riina), e al centro di una faida con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, era stato al centro di un articolo firmato dal giornalista il 10 giugno del 1985.

“Contro la criminalità organizzata – conclude Paolo Siani, molto attivo sul fronte dell’impegno civile – non ci deve essere nessun abbassamento della guardia, bisogna sempre tenere alta l’attenzione su questo fenomeno che è stato contrastato efficacemente ma che non è ancora stato sconfitto. Ma se magistratura, forze dell’ordine, società civile e buona politica fanno squadra, per le mafie non c’è speranza. Verranno spazzate via”.

Oggi, in occasione del 35° anniversario dell’omicidio di Giancarlo, l’Ordine nazionale e quello regionale campano dei giornalisti hanno consegnato alla famiglia Siani, il tesserino color bordeaux tipico dei giornalisti professionisti, nel corso di una cerimonia a cui ha partecipato, tra gli altri, anche il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico.