Giorgio Ambrosoli, in ricordo di un uomo perbene

Giorgio Ambrosoli
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Giorgio Ambrosoli nasce a Milano il 17 ottobre del 1933 da Riccardo Ambrosoli e Piera Agostoni. Nel 1952, conseguita la maturità, sceglie di seguire le orme del padre avvocato, iscrivendosi alla Facoltà di Giurisprudenza della Statale.

Dopo essersi laureato nel 1958 con una tesi sul Consiglio superiore della magistratura, incentrata sul tema dell’indipendenza del magistrato, sostiene l’esame da Procuratore e comincia a fare pratica in uno studio legale. Pochi anni dopo, nel 1962, sposa Anna Lorenza Gorla. Nei successivi anni nascono i tre figli: Francesca, Filippo e Umberto.

A partire dal 1964 decide di specializzarsi in diritto fallimentare e nelle liquidazioni coatte amministrative. Nel 1974 il governatore della Banca d’Italia Guido Carli lo nomina commissario liquidatore unico della Banca privata italiana (BPI). Il compito di Ambrosoli si rivela estremamente complesso ed emergono subito gravi irregolarità nella gestione dell’istituto bancario. Si dedica alla ricostruzione delle operazioni che hanno portato al fallimento, punto di partenza per recuperare i beni da liquidare a favore dei creditori della banca e dello Stato.

Il commissario liquidatore si trova a lavorare quasi in totale solitudine. Può contare solo sul supporto del maresciallo della Guardia di finanza Silvio Novembre, in forza al nucleo di Polizia giudiziaria costituito presso il Tribunale di Milano. A partire dal 1975 l’avvocato milanese riceve numerose intimidazioni e minacce di morte.

L’11 luglio 1979, di ritorno da una serata in compagnia di amici, Ambrosoli viene avvicinato e freddato con quattro colpi di pistola dal killer che lo attendeva sotto il portone della sua abitazione.

Nella lettera – divenuta tragicamente testamento – scritta alla moglie dopo essere stato nominato commissario liquidatore, annota: “È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo, e quindi non mi lamento affatto, perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese”.