In ricordo di Giuseppe Salvia, vicedirettore di Poggioreale

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Giuseppe Salvia non ha sfidato Raffaele Cutolo, perché in quest’espressione usata frequentemente, c’è una sorta di competizione. Ma lo Stato non ha bisogno di competere, lo Stato deve affermare la legalità. Giuseppe Salvia ha voluto rappresentarsi come lo Stato che non arretra di un millimetro nell’ affermare la propria forza” – così Bernardo Petralia, Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha definito la scelta del vicedirettore vittima della camorra, durante la cerimonia tenutasi oggi nel carcere di Poggioreale per i quarant’anni dalla morte.
Salvia iniziò la sua attività a Poggioreale nel 1973, periodo in cui la Nuova Camorra Organizzata reclutava affiliati negli istituti penitenziari  per cercare  di guadagnarne il controllo. Il funzionario si impegnò subito per rendere il carcere più giusto, umano e imparziale nell’applicazione delle regole. Nel novembre 1980 il vicedirettore fu irremovibile davanti alla richiesta di Raffaele Cutolo di non essere sottoposto a controlli al rientro da un’udienza e perquisì lui stesso il boss per ribadire che lo Stato non si ferma davanti alle minacce e alla violenza. Un’umiliazione intollerabile per Cutolo che ordinò l’omicidio di Salvia, eseguito da un commando di camorristi pochi mesi dopo l’episodio, il 14 aprile 1981.

“Erano gli anni in cui furono poste le basi, dopo un lungo percorso, per la riforma dell’Ordinamento Penitenziario e per la società aperta che noi viviamo oggi – ha ricordato il Procuratore generale della Corte Suprema di Cassazione Giovanni Salvi –  Una riforma del carcere costata molto in termini di vite umane: pensiamo a Minervini, Tartaglione, Palma, assassinati per aver voluto un carcere diverso; per aver compreso che uno Stato non è forte perché fa la faccia feroce, ma perché afferma i valori della Costituzione e fra questi anche la possibilità della speranza”.

In apertura della cerimonia e prima degli interventi moderati dal direttore del Mattino, Federico Monga è stato presentato un video dedicato alla figura del funzionario, insignito, nel 2013 della medaglia d’oro al valore civile. Hanno ricordato Giuseppe Salvia anche il direttore dell’istituto penitenziario di Poggioreale, che dal 2013 porta il suo nome, Carlo Berdini, il provveditore regionale Antonio Fullone, e il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Antonio Mattone , autore del libro “La vendetta del boss. L’omicidio di Giuseppe Salvia” (Guida Editore).
Al termine della cerimonia, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il Capo Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità Gemma Tuccillo, il procuratore generale Luigi Riello e il procuratore della Repubblica Giovanni Melillo, il capo DAP ha consegnato una targa commemorativa a Giuseppina Troianello, vedova del vicedirettore.

“In uno Stato forse in quegli anni non pienamente consapevole delle enormi difficoltà demandate alle carceri del territorio – ha detto Antonino Salvia , uno dei figli di Giuseppe –  mio padre, pur sentendosi solo e con pochi strumenti a disposizione, non perse mai la fiducia in  quegli ideali di giustizia e fedeltà. Ma soprattutto non dimenticò mai la sua funzione: quella di garante di una corretta e imparziale esecuzione della pena nei confronti di tutti i detenuti.”