“Giustizia, le nostre riforme partono da investimenti adeguati”

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“La giustizia non è più una voce ordinaria di bilancio, ma una vera e propria priorità dell’ordinamento nazionale e lo dimostra la mole degli investimenti attuati negli ultimi anni: nel bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 sono stati previsti per il ministero della Giustizia stanziamenti per oltre otto miliardi e mezzo di euro e per il 2020 l’ultima legge di bilancio ne ha previsti quasi nove miliardi. Porre solide basi ha una sola traduzione: investimenti nella giustizia. Senza investimenti, ogni riforma per far fronte alle difficoltà e criticità che attraversano questo settore sarebbe destinata a fallire”. Così il Guardasigilli Alfonso Bonafede nel corso della Relazione al Parlamento sull’amministrazione della Giustizia nel 2019.  Al termine del dibattito Bonafede ha espresso soddisfazione per l’esito della votazione: l’Aula della Camera ha, infatti, approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni svolte dal Guardasigilli con 309 voti a favore, 200 contrari e un astenuto. Nel pomeriggio la relazione è stata illustrata anche al Senato che ha, a sua volta, approvato la risoluzione di maggioranza con 146 voti favorevoli, 109 contrari e due astenuti.

Durante le sue comunicazioni alle Camere il ministro Bonafede ha sottolineato anche l’impegno in tema di rafforzamento del personale del settore Giustizia: “Si tratta di uno sforzo senza precedenti in termini di assunzioni della magistratura e del personale amministrativo: a maggio 2019 è stato pubblicato il primo decreto attuativo per la revisione delle piante organiche della Corte di Cassazione, aumentate di 70 magistrati.  Contemporaneamente gli uffici del ministero hanno lavorato per la rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari di merito, la cui proposta è stata inviata già al Consiglio Superiore della Magistratura per i seguiti di competenza nel dicembre scorso. L’intervento, che prevede la complessiva distribuzione di 600 nuovi magistrati, costituisce certamente il più incisivo degli ultimi decenni e si caratterizza per essere già interamente coperto finanziariamente”.

Spazio anche al tema delle riforme processuali: “La forte accelerazione al percorso avviato sull’innovazione tecnologica ha gettato le fondamenta di una politica legislativa di sostanziale velocizzazione dei processi civili e penali. L’obiettivo è di intervenire in maniera chirurgica sui tempi morti e sulle disfunzioni del processo, senza dar vita all’ennesimo capitolo di una inutile e decennale stratificazione legislativa”.

Per quanto riguarda le ingiuste detenzioni, il ministro Bonafede ha affermato che “nei primi mesi del 2019, su mio diretto impulso, è stato ampliato lo spettro degli accertamenti dell’Ispettorato Generale sulla applicazione e gestione delle misure custodiali, estendendo la verifica a tutte le ipotesi di ingiusta detenzione e non soltanto alle cosiddette scarcerazioni tardive”.

Un altro passaggio della Relazione del Guardasigilli ha riguardato le carceri: l’obiettivo è di “migliorare contemporaneamente, da un lato, le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e di tutti coloro che operano all’interno delle strutture; dall’altro lato, le condizioni di vita dei detenuti. Per questo, le risorse riconosciute per il finanziamento degli interventi a cura dell’amministrazione, per gli anni dal 2018 al 2033, ammontano a poco meno di 350 milioni di euro per creare nuovi posti detentivi e per aumentare la sicurezza degli istituti penitenziari e ammodernare tutto il sistema impiantistico e le dotazioni della Polizia Penitenziaria”.

Sulla questione della riforma del Csm, Bonafede ha chiarito che la finalità “è quella di garantire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura rafforzando anche la separazione tra la politica e la magistratura stessa”.

Bonafede ha, infine, dedicato un passaggio del suo discorso all’importanza del contrasto alla corruzione: “Combattere il virus corruttivo senza tentennamenti né cedimenti è un dovere morale delle istituzioni, degli operatori economici, dei responsabili delle amministrazioni pubbliche, di tutti i comuni cittadini, per incrementare le opportunità di crescita economica, sociale e culturale della nostra comunità nazionale”.

 

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