Giustizia minorile e di comunità: “Pole Pole”, il riscatto viaggia a piedi sull’Etna
20 Ottobre 2026
Mettersi in gioco, svestire i panni del ruolo precodificato e indossare gli scarponi da montagna per percorrere, insieme, la strada del cambiamento.
Tra i sentieri lavici e i rifugi del demanio del Parco dell’Etna, si è conclusa a fine settembre la V Edizione del Cammino Giudiziario “Pole pole”, una declinazione pratica della giustizia minorile che non ha eguali sul territorio nazionale.
L’iniziativa, è stata curata dall’ufficio di servizio sociale per i minorenni – Ussm – di Catania guidata, anche sul campo, dalle riflessioni metodologiche della funzionaria Angela Giarrizzo.
Un progetto reso possibile grazie a Rotary, all’Associazione “Ti regalo una storia”, all’Assessorato regionale agricoltura e foreste e all’Osservatorio Astrofisico INAF, con la supervisione del Centro di Giustizia minorile siciliano.
A camminare fianco a fianco lungo i 20 chilometri di percorso non sono stati solo i minorenni e i giovani adulti dell’area penale esterna ma anche i funzionari dell’Ussm.

“Una modalità innovativa di intervento” la definisce Giarrizzo nel suo testo metodologico, “un’esperienza di prossimità educativa in cui i funzionari e i giovani partecipanti sono congiuntamente coinvolti, con una gradualità che è essa stessa cammino di conoscenza e di attivazione personale”.
L’esperienza si è trasformata in un colloquio professionale lungo quattro giorni, dove la condivisione della quotidianità, della fatica fisica e del sacco a pelo ha permesso di osservare i ragazzi nella loro spontaneità. Al contempo, ha offerto agli adolescenti la possibilità di scoprire un lato diverso dell’operatore, ponendo le basi per una relazione di maggior fiducia.
Il cuore pulsante dell’ultimo Cammino è racchiuso nel suo stesso logo e motto: ‘Pole pole’, che in lingua Swahili significa ‘piano piano’.
In un contesto protetto e ‘fuori dal giudizio’, i partecipanti hanno accettato regole ferree e apparentemente anacronistiche per la loro età, privati degli schermi, i ragazzi hanno riscoperto la bellezza e la sorpresa dell’interazione diretta e della parola detta guardandosi negli occhi: la filosofia del rallentamento ha prevalso sulla frenesia della devianza.
Il viaggio sul vulcano non è stata una gita, ma una struttura metodologica studiata per cerchi concentrici che ha guidato l’attivazione personale dei ragazzi in tre macro-aree: la scoperta dell’ambiente naturale, attraverso l’immersione nel paesaggio etneo e la visita all’Osservatorio astrofisico di Monte Vetore, i giovani sono stati stimolati ad alzare lo sguardo oltre gli schemi e le scelte quotidiane preordinate.

Attraverso l’esplorazione relazionale, attività di orienteering cartografico, percorsi di costruzione con funi e verricelli nel bosco hanno costretto i partecipanti a fare squadra. Nessuno ha potuto procedere da solo, il successo del singolo è dipeso dal supporto dato al compagno più fragile.
Il riconoscimento di sé è stato il momento più intimo, in cui i ragazzi hanno ripercorso la propria storia personale e l’esperienza del reato disegnando la mappa della propria vita, i sentieri fisici sono diventati salite, dirupi, cadute e deviazioni interiori, aprendo la strada a nuove mete esistenziali.

Il successo del Cammino affonda le sue radici nei tre mesi precedenti e preparatori al campo. Il viaggio sull’Etna ha costituito infatti il culmine del progetto più ampio “La lettura rende liberi“, che ha previsto un laboratorio settimanale di lettura e scrittura ospitato in un luogo iconico come il Palazzo della Cultura di Catania.

In un panorama segnato da dispersione scolastica e bassa scolarizzazione, il laboratorio ha compiuto il miracolo di riconciliare i ragazzi con la penna, i libri e la parola. Tra incontri con testimoni di impegno sociale e visite al Teatro Massimo Bellini, gli adolescenti hanno imparato la comunicazione non violenta, come esprimono alcune delle loro parole a conclusione del percorso vissuto:
“E’ stato bello fare fatica per raggiungere uno scopo e poi potere essere fieri del nostro risultato”, oppure: “Anni fa ho camminato per scappare dal mio paese, camminavo con la paura: oggi cammino e faccio fatica ma la mia bocca non smette di sorridere” e, ancora: “Abbiamo scoperto la natura, la pace e la forza che abbiamo dentro”.
I protagonisti hanno imparato a funzionare come squadra, hanno affrontato la fatica e goduto dell’essenzialità del vulcano, arrivando a dimostrare che, per cambiare direzione nella vita, a volte basta solo imparare a camminare un passo alla volta, piano piano.