Giustizia penale, Cartabia: una nuova
cultura della pena

Cartabia alla Statale di Milano 23set22
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha partecipato alla prima delle due giornate del X convegno nazionale dell’Associazione italiana professori di diritto penale, dal titolo “I nuovi percorsi del sistema sanzionatorio tra ricerca di efficienza e garanzie” in corso all’Università degli studi di Milano.

Statale di Milano 23set22 - Tavolo del convegno

Il saluto portato dalla Ministra è stato anche l’occasione per fare il punto dei suoi 18 mesi di permanenza al Ministero e del lavoro “intenso e ininterrotto, che ha mobilitato molte persone” e che a volte “ha richiesto anche maratone notturne”. Cartabia ha ringraziato i tanti professori, avvocati magistrati e studiosi – circa 200 – che “con generosità hanno messo le proprie competenze e il proprio tempo a servizio del Paese… un piccolo esercito di volontari che ha lasciato il segno nel nostro ordinamento”.  La comunità scientifica come “un laboratorio di idee, un luogo di pensiero critico, caratterizzato da uno sguardo lungo che si proietta nel tempo” che per Marta Cartabia è stata “una vera risorsa, il cui punto sorgivo è il gusto del sapere per il sapere”.

Ai lavori, aperti dal saluto del rettore Elio Franzini, la Guardasigilli – riferendosi alla riforma della giustizia penale che attende oramai solo l’ultimo passaggio in Consiglio dei ministri – ha offerto quelle che ha definito “istantanee”: sulla giustizia deflattiva, “si è ampliato l’ambito di applicazione di istituti quali la non punibilità per particolare tenuità del fatto”, per incentivare la riduzione dei procedimenti penali; sulle ‘sanzioni sostitutive e pene pecuniarie’, si è colta l’occasione per dare loro nuova linfa; infine, sulla ‘giustizia riparativa’, ha rammentato a tutti i presenti il grande lavoro culturale che dovrà essere portato avanti nelle aule universitarie e nella formazione permanente perché essa “ci interpella tutti”.

Marta Cartabia ha però precisato che: “Ogni riforma è sempre un incompiuto, è sempre perfettibile. Alle riforme della giustizia, per quanto ampie e incisive, non si può mai mettere la parola fine. La giustizia è sempre un cantiere aperto e le sue riforme un work in progress”. Ma soprattutto, ha concluso: “Questa riforma è animata da una nuova cultura della pena. Non solo carcere. Non solo punizione”.