Giustizia riparativa, a Milano nuovo protocollo operativo
4 Maggio 2026
Uffici giudiziari e avvocati di Milano si danno un metodo per applicare l’istituto della giustizia riparativa. Parte il nuovo schema operativo adottato da Corte d’Appello e Tribunale ordinario e rispettive Procure, Tribunale di sorveglianza, Ordine degli avvocati e Camera penale.
Il protocollo si inserisce nella più ampia messa a dimora del sistema di giustizia riparativa, fortemente voluto dal Ministero in sinergia con gli enti territoriali. A febbraio, in conferenza stampa, il viceministro Francesco Paolo Sisto ha annunciato l’avvio di 36 centri (Cgr) in tutta Italia. Il Comune di Milano ne ha già due, operativi da settembre 2025.
Nel nuovo schema operativo, che sostituisce quello adottato nel 2023, si ribadisce che l’accesso ai programmi di giustizia riparativa “deve essere consentito in qualsiasi fase, sin dalle indagini e fino alla fase esecutiva o anche in caso di proscioglimento”. L’istituto, secondo la disciplina del decreto legislativo 150/2022, si applica a “qualsiasi tipo di reato, senza distinzione alcuna”. E anche a prescindere dalla presenza di una vittima in concreto.
La persona sottoposta a procedimento e la persona offesa devono essere messe a conoscenza dell’esistenza dei programmi di giustizia riparativa. Lo schema operativo specifica tutti gli atti che devono contenere l’avviso, a partire dall’informazione di garanzia (art. 369 c.p.p.).
Per accedere a un programma di giustizia riparativa è necessaria l’istanza dell’interessato all’autorità giudiziaria, che a sua volta invia la documentazione al Cgr. Il giudice o pubblico ministero competente – dipende dallo stato del procedimento – svolge un accertamento preliminare sui presupposti. In particolare, la giustizia riparativa deve essere “utile alla risoluzione delle questioni derivanti dal fatto per cui si procede”, e non deve esserci “pericolo concreto per gli interessati” o “per l’accertamento dei fatti”.
Una particolarità dei programmi di giustizia riparativa è che essi possono essere avviati anche se c’è il dissenso della persona offesa, accertato dal mediatore. In questo caso, l’autore del reato potrà intraprendere un percorso di confronto con una vittima “surrogata”, o “aspecifica”: non la persona direttamente offesa, ma un’altra, vittima di un reato di natura simile.
Il protocollo adottato dagli uffici giudiziari di Milano rappresenta una buona pratica per darsi un metodo di lavoro nel nuovo sistema di giustizia riparativa. Il modello potrebbe essere replicato in altri distretti, man mano che diventano operativi i Cgr: nelle ultime settimane, per esempio, hanno preso avvio i centri di Firenze e Venezia.
Il nuovo schema operativo qui