Giustizia riparativa, Sisto:
“Un link fra il sociale e il giuridico”
18 Febbraio 2026
“Una conferenza stampa si fa per annunciare quello che si ha intenzione di fare, noi la facciamo per dimostrare che abbiamo realizzato qualche cosa”. E’ così che questa mattina il Viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto ha avviato la conferenza stampa che si è tenuta presso il Ministero per presentare i risultati raggiunti in tema di Giustizia Riparativa.
La giustizia riparativa è un approccio al reato che si concentra sulla riparazione del danno arrecato alla vittima e alla comunità, promuovendo il dialogo e la responsabilizzazione attiva dell’autore del reato, anziché la sola punizione. Complementare al sistema penale, facilita incontri tra le parti con l’aiuto di un mediatore per guarire le relazioni e superare il conflitto.paralleli e non sostitutivi di quelli tradizionali e possibili solo con il libero consenso di tutte le parti.

“Una rivoluzione copernicana” é stata definita dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, quando nell’ottobre 2023 ha salutato i componenti della Conferenza nazionale per la giustizia riparativa, l’organismo cui partecipano rappresentanti degli Enti locali, della Cassa delle ammende ed esperti proprio nel campo della giustizia riparativa, con funzioni di consulenza tecnico-scientifica, e di cui oggi si illustrano i risultati raggiunti.
“Abbiamo provato a tessere una specie di link fra l’impegno della giustizia e quello dei territori – ha proseguito il Viceministro – fra il sociale e il giuridico, nel tentativo di dare esecuzione al principio di rieducazione della pena, previsto dal 3° comma dell’articolo 27 della Costituzione. Responsabilizzare l’autore del reato nei rapporti con la vittima, costituisce una novità assoluta per l’ordinamento italiano introdotta dal decreto legislativo 150 del 2022”. Sono poi stati illustrati i 36 Centri per la giustizia riparativa, la cui realizzazione chiama in campo gli enti territoriali che si devono “caricare della responsabilità e della loro fattività”.

Di “cambio di rotta” ha parlato Cristiana Rotunno , vice capo dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, che ha definito la giustizia riparativa “molto più di un istituto giuridico: é un cambio di sguardo sul reato, sulla vittima, sull’autore dell’offesa e sul ruolo della comunità. Un modello che non sostituisce la giustizia penale tradizionale, ma la completa, offrendo spazi di dialogo, responsabilizzazione e ricomposizione del conflitto”.
Maria Teresa Romita, magistrato addetto al Gabinetto del Ministro, cui sul tema è affidato il coordinamento delle attività, ha descritto tutto il lavoro che è stato necessario mettere in campo perché si creassero le basi dei rapporti fra istituzioni, “creando matrimoni fra enti locali e i vari centri presenti sul territorio, che fossero disponibili a creare i centri per realizzare questa forma parallela di giustizia”. Un “lavoro entusiasmante e intenso” lo ha definito, che è approdato a questo importante traguardo.

Per il Ministero anche lo stanziamento di risorse economiche non è stato di poco conto, perché come illustrato da Sonia Pigiani, dirigente della Struttura di missione per valutazione politiche pubbliche e revisione spesa, , che ha illustrato i “finanziamenti ad hoc per realizzare i Centri sull’intero territorio” indicando gli importi impegnati per circa 15 milioni “che ci auguriamo si possano aumentare”.

“Esito virtuoso di un lungo processo culturale e normativo che ha sempre avuto l’obiettivo di impiantare un paradigma di giustizia fondato sul dialogo e sull’incontro che non si sostituisce ma si affianca al modello penale tradizionale”. E’ così che il vice capo dell’Ufficio legislativo, Nicola Selvaggi, ha definito l’incontro che si é tenuto oggi nella sala Livatino del Ministero della giustizia. Facendo poi riferimento all’istituto della giustizia riparativa, ha ricordato che si tratta di “una prassi sociale molto risalente, talmente tanto da essere addirittura rispecchiata nell’incontro tra Achille e Priamo”. Se ne parla nell’Iliade, in cui si racconta come Priamo si sia recato nella tenda di Achille per chiedere che gli venga restituito il corpo del figlio. “L’incontro avviene nella tenda di Achille – ha proseguito Selvaggi – e questo ha suscitato nel nostro gruppo di lavoro una domanda: “in quale tenda si può immaginare l’incontro, nella nostra società complessa?”.

Il viceministro Sisto ha poi dato la parola a colei che ha definito “centravanti di sfondamento”, per rimanere nel linguaggio sportivo di quella che ha definito “una squadra di calcio”. Maria Elena Mastrojanni, magistrata dell’Ufficio legislativo, ha parlato di un “impegno che è stato vissuto e svolto esattamente, come dicono gli studiosi della giustizia riparativa, con i metodi della stessa. Essere riparativi è un’attitudine, è una impostazione mentale non é solo un contenuto, e quindi si é cercato di far dialogare istituzioni che fra loro avevano tempi e modi diversi di rapportarsi. Un vero e proprio cambio di paradigma totale”.
“L’impegno profuso è stato importante – ha proseguito Mastrojanni – i rapporti nati fra le istituzioni assolutamente nuovi. C’é voluto tempo per strutturarli, ma il ‘tempo necessario’ rimanda immediatamente a quello che serve per l’incontro fra le persone, un tempo che ha caratteristiche profondamente diverse da quello burocratico. Si é trattato anche qui di rispettare il tempo necessario per far parlare istituzioni che parlavano linguaggi differenti”.

In conclusione Mastrojanni ha parlato di una “corrente sotterranea autogenerativa che, sperimentata durante i lavori, è riuscita ad andare avanti fra mille difficoltà”. In definitiva, “una giustizia che guarda alla risoluzione del conflitto è una risorsa nuova”.